

Nel mondo in cui regna oramai sovrano il dio denaro, non solo sembra impossibile mettere in discussione la bontà della ricchezza materiale, ma risulta addirittura una bestemmia nutrire anche il minimo dubbio e mostrare qualche esitazione sul suo perseguimento; orientando oramai tutti il proprio agire e la propria esistenza solo in quella direzione, per ricavarne il massimo beneficio e per l’ottenimento illimitato dei suoi frutti. Assegnando così, di fatto, ai detentori del potere finanziario anche la gestione e il controllo del Potere politico mondiale, dove tutti hanno un prezzo ed ogni cosa può essere comprata, comprese la dignità e la libertà personali. Basti pensare all’ipotesi avanzata e presa seriamente in considerazione in un recente sondaggio in Canada, dove si ipotizza di applicare l’eutanasia di stato ai poveri e ai senza tetto: inutili e dannosi rifiuti da “rimuovere” dalla società dell’opulenza consumistica.
Probabilmente un tale esito e una simile deriva sono dipesi in buona misura dall’affermarsi di quella che il sociologo Max Weber definì a suo tempo “l’etica protestante”, legata cioè ai velenosi frutti scismatici derivati dalla messa in discussione del primato dogmatico e religioso della Chiesa, e quindi dell’autorità spirituale destinata all’Occidente. Ma, da un punto di vista superiore, non è da escludere un diverso rapporto (capovolto) di causa ed effetto, dove, semmai, sarebbe stato il progressivo decadere ciclico della Conoscenza a portare, come conseguenza immediata e naturale, all’insorgere e all’affermarsi delle “tesi” luterane e calviniste: alla base della caratterizzazione attuale del mondo moderno che noi conosciamo e subiamo.
Di certo c’è che non è mai stato sempre così, e che nelle società tradizionali, anzi, non si è mai visto di buon occhio colui che si dedicava (anima e corpo) esclusivamente al perseguimento della ricchezza e all’accaparramento dei beni materiali. Basti pensare al racconto evangelico del ricco, del cammello e della cruna dell’ago, per rendersene conto; essendo considerato un simile atteggiamento il segno inequivocabile dell’aver voltare le spalle al divino, in un vortice di sfiducia e miscredenza, per imprimere al proprio cuore una direzione contraria al sacro, puntando il proprio sguardo solo verso il mondo inferiore e materiale. Non a caso, è stato giustamente detto che chi è avaro, è avaro solo con se stesso!
Nel Salmo biblico 73, perfino la fede del Giusto viene messa alla prova, nel momento in cui è indotto a invidiare i prepotenti, assistendo egli al successo dei malvagi; i quali «Fino alla morte infatti non hanno sofferenze/e ben pasciuto è il loro ventre». Sembra appunto che questi siano immuni dagli affanni dei comuni mortali, per cui «Dell’orgoglio si fanno una collana/e indossano come abito la violenza», schernendo e parlando con malizia, gridando dall’alto con prepotenza, al punto che il loro popolo li segue e beve la loro acqua in abbondanza. Parole quanto mai attuali, se si considera l’odierna complicità fra governanti e cittadini israeliani, parimenti colpevoli del genocidio palestinese. «Ecco così sono i malvagi:/sempre al sicuro, ammassano ricchezze», per cui egli si chiede se invano ha conservato puro il proprio cuore, e ha lavato nell’innocenza le sue mani, essendo in continuazione colpito e castigato. Ma una volta che si è definitivamente affidato a Dio, egli comprende quale sarà la loro fine: «Ecco, li poni in luoghi scivolosi,/ li fai cadere in rovina.//Sono distrutti in un istante! Sono finiti, consumati dai terrori!»
Queste potrebbero sembrare le giustificazioni della volpe, una volta verificata l’impossibilità di raggiungere l’agognata uva; se non, addirittura, mostrarsi come una furbesca trovata dei ricchi, per far stare buoni e rassegnati nel loro stato d’indigenza i poveri. Ma, se si esce dalla piatta orizzontalità materiale e si prova ad ascendere verso la verticale che conduce agli stati superiori d’esistenza, ci si renderà facilmente conto che profondissime ragioni d’ordine spirituale motivano una simile diffidenza verso l’attaccamento ai beni materiali. Siccome nel cuore dell’uomo non può esserci posto per più di un oggetto da amare veramente, rivolgendosi al Basso si preclude automaticamente la tensione verso, ed il perseguimento di ciò che sta in Alto. In termini religiosi, si potrebbe dire che da un lato si assiste alla sollecita ma passiva risposto alla chiamata di Satana, fondata su peccato disubbidienza e passioni, mentre dall’altro ci si incammina, consapevolmente e “con buona volontà”, verso Dio, tramite la consacrazione, la consegna alla Provvidenza e il controllo continuo delle passioni. Separandosi, per giunta, da tutti coloro che “sono in vendita”, ed evitando la compagnia e la frequentazione di quelli che hanno posto al centro della loro vita l’esclusivo culto per il dio denaro.
Secondo un maestro sufi, questi «Puoi conoscerli per come si adornano, per come cercano di apparire, attenti alla cura per le apparenze esteriori, ma dimentichi della necessità di purificare il loro stato interiore». Certo, procacciarsi il sostentamento e guadagnarsi di che vivere, onestamente e con dignità, è un compito che l’uomo può e deve assolvere, senza per questo venir meno alle superiori aspirazioni che la sua Anima invoca; anche perché l’essere liberi da occupazioni, impegni concreti, compiti materiali su cui concentrarsi, senza al contempo un forte anelito spirituale, più facilmente apre le porte alle passioni ed alle turpitudini, piuttosto che alla preghiera e alla contemplazione.
Per la maggior parte degli uomini, di fatto, la fatica (biblica) del lavoro è una vera e propria benedizione! Ma è anche vero che nella vita dei Santi e degli Uomini dediti alla ricerca della Via, la preoccupazione per il benessere materiale è sempre stata in secondo piano, se non inesistente (in San Francesco e Buddha, per esempio). Motivo per cui nelle società sane e rettamente orientate, il compito di garantire il sostentamento degli uomini dediti al sacro era demandato al resto della società, a chi ne aveva la possibilità materiale – che veniva così emendata, in parte, dalle sue scorie profane – facendone un motivo di vanto, in attesa di un ben maggiore ritorno sotto forma di benedizioni, protezioni e influenze positive. Mentre, invece, in coloro in cui la ricchezza materiale e la conseguente avarizia si sono impossessate del loro cuore, l’arricchimento e l’accumulo diventano alla lunga un’ossessione, che non lascia spazio ad alcuna altra meta e destinazione finale.
E il fatto che oggi a prevalere in grande numero siano proprio questi ultimi, mentre si considera i primi come fannulloni e parassiti della società, la dice lunga sul grado di spiritualità attuale.