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Porci senza alibi

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Porci senza alibi

Porci senza alibi

Il ministro Ben-Gvir è diventato, con sua grande voglia e soddisfazione, il volto feroce d’Israele, l’unico (!) cattivo su cui far convergere ogni critica e disappunto; continuando al contempo a giustificare il comportamento dei suoi sodali e colleghi di governo. Un ruolo, quello di carogna, che evidentemente lo riempie di orgoglio e lo induce a sempre nuove fanfaronate, col chiaro intento provocatorio di alimentare la spirale di odio e di violenza in cui Israele precipita ogni giorno di più; garantendogli comunque un consenso e un ritorno elettorale, a dispetto delle più elementari regole della convivenza civile e del rispetto dell’altrui dignità.

Tuttavia il problema non è tanto il criminale di là, quanto piuttosto i suoi complici di qua, che (apertamente o meno) giustificano e sostengono l’operato dell’entità sionista. Come certi ministri balbettanti e numerosi governanti ambigui ed evasivi, incapaci di prendere una posizione netta e decisa contro le palesi violazioni del diritto internazionale e il disprezzo delle più elementari regole di umanità da parte di Israele.

Anche in questo frangente si è avuto modo di verificare chi è che comanda veramente, quali sono gli ambienti le cui offerte non si possono rifiutare, chi si può permettere di far pressione su politici imbelli e senza dignità per far passare leggi che condannano qualunque critica al regime sionista; secondo la medesima, nefasta logica razzista che, se da un lato prevede la pena di morte per i soli Palestinesi, dall’altro esige l’impunità per i soli israeliani. Continuando a sventolare l’emergenza antisemita, e a gioire e festeggiare per le stragi e gli omicidi; mandando per giunta i propri rampolli a svolgere il servizio militare in Israele, a offrire il loro volenteroso contributo al genocidio in atto. Gli stessi, del resto, che ai tempi del processo Priebke pretesero l’intervento di un ministro, altrettanto imbelle, di allora, per fare annullare la sentenza di assoluzione.

Forse, per comprendere fino in fondo tutto questo e come funzionano le cose, bisognerebbe avere il coraggio di rispolverare i famigerati Protocolli dei Savi di Sion: il “falso” documento che descrive minuziosamente il nostro tempo. Ma chi se lo può permettere senza rischiare la gogna o la galera?

E poi questi, tutto sommato, si possono anche capire. Molti di loro hanno infatti il doppio passaporto e la doppia nazionalità; appartengono alle stesse famiglie; portano gli stessi cognomi; professano la stessa religione; hanno la casa al mare lì, portata via ai legittimi proprietari. Chi, invece, non ha alcuna scusante o giustificazione sono quelli che prestano il proprio “servizio” per motivi meno vitali, per miseri opportunismi, per un tornaconto economico, per la carriera e per il benessere materiale: «essendo – come per Eschilo i Greci – una gente che sa la dolcezza del vivere».

Alcuni, ripugnanti già nella fisionomia – tutti nell’anima e nel carattere – sono capaci di raggiungere punte di servilismo tali da far vergognare per loro stessi. Costoro, infatti, non avrebbero alcun bisogno di essere talmente genuflessi, basterebbe loro molto meno per guadagnarsi la paghetta quotidiana. Ma, evidentemente, l’istinto servile è più forte di ogni logica, al punto da chiamare ripetutamente «ragazzo» quel tizio mosso da odio sionista che, durante la manifestazione dello scorso 25 Aprile, ha esploso dei colpi (con proiettili di gomma) su alcuni manifestanti dell’ANPI. Una delicatezza usata nel tentativo di attribuirgli una parvenza di umanità.

Del resto, di cosa sorprendersi se anche nel nostro “ambiente” si è talvolta commesso l’errore di dar credito e ospitalità a qualcuna di queste (gracchianti) voci, accogliendole nel nostro territorio, aprendogli le porte delle nostre sedi, facendogli calpestare impunemente il nostro suolo. Anche se, a questo punto, dovrebbe essere oramai a tutti chiaro che personaggi simili non dovranno mai più mettere piede nei nostri spazi e nelle nostre comunità. Che se ne stiano nei comodi salotti televisivi a blaterare del diritto di Israele a difendersi.

Anche perché l’essere filoisraeliani, sostenere il sionismo, equivale, sul piano storico e geopolitico, al credere alla reincarnazione, sul piano spirituale, o al prendere sul serio l’evoluzionismo, sul piano scientifico. Una differenza ed una discriminante sostanziale, che dovrebbe già essere sufficiente ad indicare da quale parte si sta.

Per quanto, anche qui andrebbe fatto uno sforzo (un grande sforzo!) di comprensione. Tutti costoro in fondo agiscono seguendo la loro natura, aderendo al loro “abito”: che proprio natura, disposizione, stato, modo di essere significa. Essi sono mossi dalle leggi fisiche, cedendo alla pesantezza del loro essere, agli impulsi infra-razionali e alla mancanza assoluta di amore, dalla discordia e dall’odio. E per sottrarli a questo loro triste destino, di aguzzini o servitori, necessiterebbe un orientamento, non diciamo sovrannaturale o metafisico, a loro del tutto preclusi, ma per lo meno razionale. Non razionalistico.

Anche perché la luce dell’intelligenza ed il calore dell’amore non li si acquisisce col denaro, ma si realizza nei comportamenti di una vita vissuta correttamente. Quindi col riferimento continuo a Dio (il grido di guerra dei Templari, che proprio le regioni della Terra Santa frequentarono, era: «viva Dio Amore Santo»). Perché la concordia, che è l’unione dei cuori, può essere realizzata solo dall’armonia totale, che si compie se tutti gli esseri fanno convergere le loro aspirazioni in un’unica direzione.

 

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