
La-necessita-di-rendersi-degni

L’uomo ultimo, quello immerso nella modernità trionfante e interiormente indifeso, riceve dall’ambiente esterno (l’ordine corporeo) e da quello interno (l’ordine psichico) solo dipendenze e condizionamenti, che lo assoggettano alla tirannia dell’ego e al predominio dei sensi. Qualcuno però, non essendo disposto a condurre un’esistenza da “bestie a due gambe”, cerca la via per approdare ad altre, più luminose, prospettive, cercando di proteggere con tutti i mezzi a disposizione la propria individualità da dipendenze e schiavitù. Puntando, quindi, ad una tenuta interiore che gli assicuri una vita degna nobile e differenziata.
In passato si poteva contare sul sostegno del “clima” generale e di “istituzioni” che permettevano di trovare un percorso adatto a ognuno, secondo le proprie qualificazioni e il grado e il livello più confacenti alla propria natura. Con una condotta di vita da seguire, con fedeltà e devozione, senza prescindere mai dalle indispensabili e necessarie educazioni, per rimediare ai naturali difetti e alle inevitabili manchevolezze della condizione umana. Un’esistenza, quindi, regolata secondo gli insegnamenti ricevuti, trasmessi da chi ne aveva fatto esperienza, facendo un buon uso di tutte le opportunità e le sfide che la vita poneva, in rapporto all’ambiente in cui quell’essere si era manifestato. La scrupolosità nell’osservare i divieti e le prescrizioni, gli obblighi e i doveri, era già un buon punto di partenza, da prendere in considerazione con tutta la serietà che l’impegno richiedeva.
Le stesse ingiunzioni e ordini – che tanto scandalo creano oggi presso le masse ovine laiche e plebee, che percepiscono come un sopruso ogni comando esterno ed hanno bisogno del “cane da gregge” per adeguarsi, vista la totale assenza di un “sovrano interiore” – rappresentavano, e continuano a rappresentare, un prezioso ausilio. Essendo l’alternativa quella di condannarsi all’unica vera schiavitù: quella imposta dall’ego, che consuma e uccide internamente, giorno dopo giorno!
L’acquisire ora – in mancanza di maestri, per la chiusura definitiva di certe porte e per la rinuncia della religione a svolgere il proprio ruolo – le necessarie conoscenze, anche solo attraverso la lettura, diventa un prezioso contributo per vivere in coerenza con ciò che si è letto e si è interiorizzato, trasportando nella vita reale quanto si è appreso, fino ad attivare e unificare il sapere illuminante e il potere operante, lo spirito ardente e il soffio di fuoco, che aiutano a trascendersi. Proprio la lettura, infatti, al pari della trasmissione orale, richiede un esercizio di concentrazione costante e un impegno meditativo continuo, ignoti all’inconsistenza e labilità digitale, rappresentando il libro il miglior vaccino contro… l’influencer!
Lo sfogliarne le pagine protegge da qualunque controllo sociale, da ogni esposizione on-line dei propri sentimenti, dei propri gusti e delle proprie preferenze, favorendo il prezioso esercizio della memoria. Un’opportunità, come si vede, che non va sprecata e da non lasciar sfumare, stupidamente, riducendola a semplice passatempo, fino a perdersi nel labirinto delle false apparenze e degli illusori fantasmi moderni, contrari ad ogni bene spirituale e quindi incoraggiati e sostenuti da propaganda, pubblicità e suggestioni collettive.
Affinare la dignità richiesta per una simile battaglia, farà automaticamente scattare, per una precisa legge cosmica, il meccanismo di concordanza fra l’alto e il basso, capace di attrarre le virtù spirituali e l’ausilio celeste. Aprendo così uno spiraglio di “intesa” e imprimendo una direzione benefica e fruttuosa ad ogni gesto e comportamento. La purezza interiore e la leggerezza esistenziale diventando così una componente costitutiva del nostro essere.
Si comprenderà allora il motivo per cui i bambini sono sempre stati portati ad esempio per l’atteggiamento da assumere nei confronti della Vita e del Creato: per la loro spontanea predisposizione al sacro, al magico ed al meraviglioso. Essi, infatti, non essendo ancora gravati dalle pesantezze dell’io, vivono una condizione di totale apertura e fiduciosa attesa, che li mette immediatamente in relazione con la dimensione superiore e con gli stati angelici. Creazione e poesia, è il loro motto e la loro insegna! Per questo si divertono con poco e non hanno bisogno di montagne di giocattoli, inutili e ingombranti; diversamente dagli adulti, che al possesso di innumerevoli “cose” chiedono conferma e garanzia del loro esistere…
Se, dunque, il “lavoro” dei bambini consiste nel gioco – accomunati in questo alla visione indù, che proprio al «gioco divino» (Līlā) attribuisce la creazione e il funzionamento dell’universo –, potendo essi andare avanti per ore nel loro “impegno” quotidiano, senza stancarsi mai e senza avere alcun’altra esigenza o desiderio, si può tranquillamente affermare, di riflesso, che il gioco dell’adulto dovrebbe consistere nel lavoro. Se solo questo corrispondesse alla sua vocazione e se il mestiere verso cui si indirizza tenesse conto delle sue attitudini reali. Ciò lo porterebbe a immergersi totalmente in quell’attività, proprio come fanno i bambini, senza guardare l’orologio o timbrare il cartellino, trovando già pienezza e appagamento nell’opera realizzata. Qual era, del resto, il senso più autentico dell’economia tradizionale, nel lavoro dei campi e nell’artigianato, unica forma d’arte valida e plausibile: divertirsi lavorando e amando quello che si sta facendo!
Ed è per questo che, tutte le volte che si intraprende un percorso non adatto, non appropriato, contrario alla propria natura, com’è oggi nella maggior parte dei casi, non solo si segue un modo di fare inutile e ingannevole, suscitando l’indignazione degli dei, ma si espone l’intera esistenza, propria e altrui, ai più gravi pericoli. Chi non si trova ad occupare il proprio posto, chi non è degno di svolgere una determinata funzione, specie in ruoli di responsabilità e di comando, non può che combinare guai e produrre disastri. Che prima o poi presenteranno il loro conto.