

Bisogna riconoscere che si sta vivendo un periodo quanto mai “interessante”, un’epoca ricca di stimoli e di sollecitazioni illuminanti per chi li sa cogliere, in cui si assiste a messe in scena e rappresentazioni inimmaginabili in passato, per lo meno in tale quantità e con una così esplicita evidenza; dove le nature più strambe e singolari si mostrano in tutta la loro grottesca unicità. Il ballo del potere, per dirla con Battiato, è sempre più praticato dai politici e governanti di rilievo. E se solo si riuscisse a rimanere indenni dai mali e dai fastidi da questi provocati, ci sarebbe veramente da divertirsi…
Basti pensare a uno come Donald Trump (una manna per gli umoristi!), il quale ha recentemente dichiarato che, non essendogli stato assegnato il Nobel per la pace, si sente autorizzato a fare la guerra. Per cui, seguendo lo stesso ragionamento, potrebbe aggiungere minacce altrettanto bizzarre: se non mi date il Nobel per la medicina, rompo il termometro e uso le supposte senza scartare l’involucro di plastica; se non mi date il Nobel per la letteratura, metto i dazi sui libri e continuo a non prenderne in mano nemmeno uno; se non mi date quello per l’economia, sostituisco il dollaro coi soldi del Monopoli; e via dispettando…
Quindi non è un caso se in un acceso dibattito dal barbiere, uno ha avanzato l’ipotesi che dietro le mire statunitensi sulla Groenlandia ci sia Melania, la quale sarebbe interessata in prima persona alla tradizione inuit (eschimese per i frequentatori di scuole serali!) dell’ospitalità sessuale e del prestito delle mogli, notoriamente praticata negli igloo del grande Nord. Per quanto un altro cliente coinvolto nel dibattito abbia sostenuto trattarsi solo di un malevolo pettegolezzo, maschilista e patriarcale; aggiungendo, tuttavia, che qualora questa barbara “usanza” dovesse essere adottata dalla Casa Bianca, è da escludere nella maniera più assoluta un eventuale viaggio di Emmanuel Macron in quelle lande ghiacciate, preferendo, com’è noto, il presidente francese la grandeur agli approfondimenti, la dietrologia ai faccia a faccia, il chiodo alla colla e i bigodini all’elmetto…
Intanto, non avendo di meglio da fare, alcuni governanti europei hanno inviato contingenti militari nel gelido territorio, impunemente detenuto dalla Danimarca, puntando ad arrivare al numero di 300 elementi, per provare ad entrare nella legenda; mentre la popolazione groenlandese inscenava manifestazioni di protesta molto partecipate (esclusi i postini!), per sottrarsi a un futuro di McDonalds, Coca Cola e obesità di massa.
E non è privo d’interesse il fatto che, se la storia la scrivono sempre i vincitori, la geografia non è modificabile a proprio piacimento; anche se l’inquilino della Casa Bianca prova in tutti i modi a cambiare le carte geografiche, senza andare tanto per il sottile. E forse non è completamente da escludere che questa sua fissa per la Groenlandia non dipenda solo dai “pruriti” di Melania, ma abbia a che fare con le esigenze e le richieste dei suoi mandanti e manovratori, in vista della costruzione di una Guantanamo gelata, in cui rinchiudere in un prossimo futuro tutti quelli che sono contrari all’agenda del Forum di Davos. Oppositori e dissidenti che, negandone l’unanimità, rischierebbero di ridurlo a un “forum” nell’acqua!
E mentre in Italia gli organi di propaganda si adoperano nel presentare la frana di Niscemi come un disastro peggiore del MUOS (al pari del problema di Palermo rappresentato dal traffico!), proprio a Davos Trump se n’è uscito con una sorprendente dichiarazione: «Penso che Dio sia molto orgoglioso del lavoro che ho fatto», attribuendosi, in pratica, un ruolo “provvidenziale” per i futuri destini del mondo. In cui sicuramente rientra anche il Board dei “Palazzinari per la Pace”, intenzionati a costruire sull’immenso cimitero di Gaza un nuovo Overlook Hotel, nei cui corridoi potranno scorrazzare, pagando un biglietto d’ingresso di un milione di dollari, perfino Elly e Giorgia, le sorelline col triciclo.
Luogo ideale, con le fondamenta giuste, per propiziare e proporre – questa volta davvero e non nella finzione cinematografica – le medesime catastrofi, lo stesso orrore e gli identici squilibri psichiatrici già sperimentati da Jack Nicolson nel famoso film Shining di Stanley Kubric.