
Religious leaders gather around President Donald Trump in the Oval Office on Thursday, March 5, 2026.

Dostoevskij fa dire a uno dei suoi personaggi che «se Dio non c’è tutto è permesso»; volendo in tal modo sottolineare gli effetti dovuti alla scomparsa di ciò che lega l’uomo a Dio: la religione. Ma egli aveva già detto in precedenza, per bocca di un altro protagonista dei suoi romanzi, che «la bellezza salverà il mondo». Mentre, da un punto di vista più elevato, René Guénon spiega che «la religione comporta essenzialmente la riunione di tre elementi di carattere diverso: un dogma, una morale, un culto», dove il primo elemento costituisce la parte intellettuale, il secondo la parte sociale, il terzo l’elemento rituale.
Scendendo di livello, e passando dalla dottrina alla filosofia, può essere utile richiamare alla mente un’altra ripartizione nella quale a prevalere è la speculazione individuale, inevitabilmente imperfetta e parziale rispetto al sapere reale.
In questo caso, al primo elemento religioso, il “dogma”, si può far corrispondere l’etica, la quale ha a sua volta numerosi punti di contatto con la stessa morale, in quanto costume e stile di vita, volontà e azione umana, comportamento riferito al suo principio, al valore e al dovere propri. Si tratta, in pratica, dell’applicazione di una norma superiore, in grado di garantire la massima armonia fra vita interiore e comportamento esteriore, fra condotta personale e partecipazione consociativa. Cioè lo Stato, dove ciascuna parte deve compiere, nel miglior modo possibile, la funzione che le è propria. Una volta stabilita e seguita consapevolmente questa legge etica e morale, non potrà che derivarne un’azione buona, utile ad arrecare la felicità, sia individuale che collettiva.
Se si riesce, allora, a sottrarsi alla meccanica influenza della “scienza dei costumi”, dove l’etologia scorrazza impunemente da un capo all’altro e da un popolo all’altro della Terra, si vedrà che la radice ultima dell’etica (e, quindi, della morale) è sempre di carattere spirituale e metafisico. Al pari, del resto, dell’estetica, che nella tripartizione guénoniana andrebbe a corrispondere all’elemento rituale, nella sua espressione specifica di produzione della bellezza e dell’arte.
Nella visione totale dell’essere, bellezza ed arte ricoprono un ruolo fondamentale riguardo alla definizione della sua assolutezza; esse sono componenti inseparabili della sua relazione effettiva con lo Spirito e col culmine della sua affermazione nel Creato. Se la vita dell’uomo per essere vera e completa deve essere un continuo rito, sotto qualunque forma e con qualunque mezzo si manifesti; anche nella sua realizzazione estetica essa dovrà mirare al bello e ottenere la bellezza, in ogni cosa cui l’uomo mette mano.
Il bello, che si identifica con tutto ciò che è unitario, armonico, proporzionato e misurato, prelude alla bellezza che si esprime tramite il mito (epico o tragico, pittorico o scultoreo, inciso o intarsiato, edificato in cattedrali o in templi), e assurge a testo sacro e rito religioso. La poesia che ha origine nel Verbo intimo e divino è preghiera, e un’icona ortodossa o un rosone gotico equivalgono a milioni di grani del rosario, non potendo mai essere disgiunta la bellezza dalla Verità e dal Bene.
L’agire e il fare, relativi alla condotta morale e all’attività artistica, trovano il loro punto di congiunzione e di massima espressione nella figura dell’artifex, il quale non solo “opera bene”, ma “compie il bene”. Per lo meno là dove ancora si riesce a percepire il soffio dello Spirito: alzandosi quando il Sole si leva e coricandosi quando il Sole si corica, perché «è all’alba che il Signore si manifesta».
Invece qui da noi, dove domina il sonno e il torpore e l’aria è ammorbata dall’alito mefitico e marcio dell’uomo del crepuscolo (o, forse, già della notte fonda!); dove il Vero, il Bello e il Buono sono stati tramutati da un’operazione diabolica nel falso, il brutto e il malvagio, sono facilmente individuabili, secondo le dottrine tradizionali, i difetti e le menzogne, le anomalie e gli inganni, le deformità e le cattiverie che reggono il mondo attuale.
Dove l’America, in quanto “Estremo Occidente”, proiezione ultima dell’isola perduta di ponente, guidata da un tale la cui interiorità consiste nello “spirito di patate” e l’esteriorità in miseri borbottii poveri di vocaboli, è oramai sul punto di manifestare tutta la sua carica negativa accumulata negli anni, minacciando di condurre ad una catastrofe definitiva l’intera umanità.
Essendo già da tempo venuta meno, in Occidente, la custodia e la protezione religiosa, anche quel poco di etica e morale sopravvissute sembrano destinate a sparire. Come certificano i pensieri contorti e i comportamenti scomposti, la volgarità di fondo e il prevalere del vizio, i modi rozzi e la spregevole arroganza del potere Nordamericano, vessillifero dell’incombente tramonto. Sulla cui moralità ed etica non è il caso di farsi alcuna illusione; e la cui “estetica” è sotto gli occhi di tutti. Diventando ogni giorno di più, brutto e cattivo.