

Leggenda non è solo quello che giunge dal passato come resoconto di eventi più o meno mitici, ma è anche e soprattutto ciò che, nel suo porsi fuori dal tempo, comunica contenuti che possono essere sempre attuali. Una verità che si esprime con una finzione, una storia che è vera perché al di là della sua forma fantasiosa contiene una chiave di comprensione della realtà. La leggenda è legenda, ciò che deve essere letto, ciò che tramite la lettura, cioè la comprensione, riesce a fornire informazioni e insegnamenti utili allo svolgersi della vita nel presente. E tali sono le molteplici storie che costituiscono il ricco patrimonio popolare del folklore, che da ogni tempo e da ogni luogo ci giungono per comunicare messaggi che possono essere sempre attuali.
La cultura giapponese ad esempio conosce tra le innumerevoli figure del suo repertorio fantastico anche quella di Tsuchigumo (ragno di terra), essere antico e soprannaturale che appare in molti racconti popolari ed elaborazioni letterarie. Creatura infida e dotata di poteri magici che costituisce spesso una minaccia per gli uomini, i quali rischiano di cadere nella rete dei suoi inganni e delle sue illusioni.
Il punto di partenza per il simbolo è di solito sempre qualcosa di molto semplice, immediato per i suoi significati: un comune ragno che vive nelle zone montuose e nelle foreste, dove costruisce tane sotterranee rivestite di seta che utilizza come rifugio e luogo per le imboscate alle prede. Questa piccola creatura diventa dapprima simbolo dei ribelli all’autorità imperiale nel periodo dell’edificazione dello stato centralizzato e unificato (538-794 d.C.) per poi occupare un ruolo sempre più importante nelle leggende, come stravagante essere legato al magico e al mondo dell’invisibile. Le sue capacità di mimetismo, di adattamento e occultamento all’interno della terra, così come la sua abilità nel condurre attacchi a sorpresa sono state non solo riconosciute ma anche esaltate, fino a sublimarsi in una creatura archetipica, mitica e soprannaturale. Il ragno di terra diventa infine uno yokai, una sorta di spettro-demone dai poteri occulti, che vive in una sua dimensione di mistero, minacciando spesse volte gli uomini con astuzie e indecifrabili strategie. Lo conosciamo in questa forma nei racconti del medioevo giapponese Tsurugi no maki (XII sec.) e Tsuchigumo Soshi (XIV sec.), così come nella celebre rappresentazione del teatro del Noh (XV sec.) intitolata proprio Tsuchigumo. E proprio quest’ultima (il teatro del Noh è molto essenziale e simbolista) ci fornirà gli elementi più interessanti non solo per la comprensione della sua figura nonché per una lettura non inusuale ma veritiera del nostro presente.
La prima scena si apre con Minamoto no Raiko, famoso eroe e combattente di molte battaglie, che giace a letto infermo, oppresso da una misteriosa malattia. Si presenta al suo cospetto Kocho (farfalla), un’ambigua fanciulla che chiede notizie della sua salute e gli porge una medicina, a suo dire proveniente dal miglior medico del regno. Ma le condizioni di salute di Raiko non solo non migliorano ma anzi continuano a peggiorare, nel fisico così come nel morale. In seguito, nel bel mezzo della notte appare presso il suo capezzale un monaco, che invece di pronunciare preghiere si mette a recitare una poesia in cui si nomina la visita notturna di un ragno; subito dopo incomincia ad avvolgere l’eroe in una fitta rete di ragnatele. Raiko, avendo sempre con sé la fidata spada Hiza-maru la estrae da sotto il cuscino e colpisce il monaco, che si dilegua nell’oscurità lasciando dietro di sé una scia di sangue. L’indomani l’eroe e i suoi quattro migliori guerrieri, seguendo queste tracce giungono a un tumulo di terra dove il ragno ha la sua tana. Ne segue un combattimento e la morte del mostro.
Quello che emerge dal contenuto della narrazione è il contatto con una dimensione misteriosa, occulta, di difficile comprensione anche se sicuramente ostile. L’entità che minaccia la vita dell’eroe agisce secondo suoi procedimenti tutti particolari, non immediatamente afferrabili secondo la logica ordinaria, anche se riconducibili a una serie di elementi fondamentali. Il demone ragno agisce con l’astuzia: cambia forma a seconda delle circostanze, utilizzando doti di illusionismo per celare il suo essere e i suoi scopi. Muta forma per ingannare, per avere libero accesso nonché ottenere la fiducia del mondo degli uomini. Somministra del veleno, che viene spacciato per cura, sortendo ovviamente gli effetti contrari. Avvolge i nemici nella sua ragnatela, che è soprattutto una rete di inganni, illusioni, di alterazione della realtà, una distorsione della percezione che disorienta e impedisce ogni giusto comportamento nonché la guarigione dai malanni fisici e spirituali.
Una volta dissolto l’inganno il mostro si rivela con il suo vero volto, dimostrando tutta la sua ostilità e alterità, una caoticità ribelle a ogni ordine umano. La lotta è quindi inevitabile, anche se l’esito non è sempre scontato: solo la dimensione eroica è in grado di affrontare la minaccia con le armi del coraggio e della determinazione, avendo acquisito non solo la conoscenza di chi sia il nemico ma anche il modo con cui affrontarlo.
Ma nemmeno in questo caso la vittoria potrebbe essere definitiva: secondo un’altra leggenda (Tsuchigumo Soshi) il combattimento non terminerebbe con l’uccisione del ragno, in quanto dal suo ventre squarciato fuoriuscirebbero una miriade di altri piccoli ragni, anch’essi da combattere, segno che il male si ripresenta sempre e costituisce una componente fondamentale di questo mondo, irriducibile ma non invincibile, realtà che ogni persona animata da virilità spirituale e senso eroico sente di dovere e potere combattere, e procederà a combattere a prescindere da ogni utilità o risultato pratico.
Renzo Giorgetti