

SEGNI DEI TEMPI
Pensare che oggi le cose possano andare diversamente da come vanno è chiaro segno di un atteggiamento sentimentale e infantile, dove si “mette il broncio” perché non accade quello che il nostro io desidera. Ma il fatto è che nel tempo – in ogni tempo epoca e luogo – avviene sempre quello che deve accadere, manifestandosi ogni volta le tendenze che alla qualità di quel tempo corrispondono, perfettamente in accordo col piano divino e con le condizioni che devono realizzarsi in quella fase ciclica particolare. E se non si può fare a meno di criticare il mondo moderno, tuttavia non è consentito lamentarsi o insultare l’Artefice Supremo («come può Dio permettere che accada questo o accada quello?»), che nella sua infinita Saggezza e secondo la sua indiscutibile Volontà assegna un ruolo e una funzione anche alle peggiori nefandezze ed agli intollerabili crimini commessi dagli uomini. Perché, come scriveva Coomaraswamy a Guénon, «occorre che l’oscurità si estenda ovunque prima che il Kali-Yuga abbia fine», affinché tutte le possibilità, comprese le più basse, si manifestino, mettendo alla prova l’uomo che in quest’epoca vive, costringendolo a scegliere fra il vero e il falso, seguendo l’Ordine sacro piuttosto che le anomalie e gli squilibri in atto.
Una di queste anomalie, particolarmente insopportabile in quanto immediatamente nociva per l’esistenza di ognuno, è quella che ha trasformato l’arte della politica nell’attuale bottega democratica; essendo la democrazia il frutto più avvelenato del dominio della casta mercantile e borghese. Infatti, come ci ricorda Guido De Giorgio, «Il potere, il vero potere, agisce ma non s’afferma, impone l’obbedienza di fatto e non di specie, legifera e non vocifera, realizza e non prospetta, è infine e non appare». Mentre nei regimi democratici avviene l’esatto contrario.
Lo strumentale e infondato paragone con la democrazia dell’antica Grecia, nel tentativo di abbellire e dare dignità a questa indecente assenza di ogni bellezza, nasce dall’illegittimo confronto fra l’organica articolazione del “governo dei migliori” (minoranza di uomini liberi), con l’indefinita astrazione democratica che conduce direttamente al “governo dei peggiori” (brillantemente evidenziato da Renzo Giorgetti in questo spazio), in seguito alla regressione delle caste; dove a prevalere è il volgo (il “mucchio” e la “volgarità”) e non il popolo (l’adunata di individui che si raccolgono in stato e comunità). Inveiva Orazio, in virtù dell’antica saggezza: «Odio il volgo profano e lo tengo lontano». Un giudizio sicuramente severo ma ampiamente dimostrato dalla patria mondiale della democrazia moderna, quegli Stati Uniti d’America, secondo Evola “il paese più plebeo del mondo”, che incarnano nella sua forma peggiore e più violenta l’essenza di tale volgare perversione.
Papa Wojtyla ebbe modo di dire, in occasione della presentazione delle credenziali dell’ambasciatore americano William Wilson, il primo accreditato presso il Vaticano da quando il Congresso aveva posto il veto a relazioni diplomatiche tra gli USA e la Santa Sede, che «La condizione del mondo di oggi dipende in gran parte dal modo col quale gli Stati Uniti esercitano la loro globale missione di servizio all’umanità». Aggiungendo poi che «gli Stati Uniti sono eminentemente idonei a questo compito globale di apertura agli altri, a motivo della loro stessa composizione interna come nazione. Non è forse l’America composta di innumerevoli radici etniche e di ogni razza della terra? Non contiene essa nel suo interno, in ciascuno dei suoi cittadini, una sensibilità per gli altri popoli: per le loro culture, i loro bisogni, le loro aspirazioni alla dignità umana e alla pace?» Concludendo «che il riconoscimento di Dio e la difesa della dignità umana, e quindi della vita umana, sono uno degli aspetti più preziosi della vostra eredità nazionale. La vostra Dichiarazione d’indipendenza parla a tutto il mondo delle “Leggi di natura e del Dio della natura” e con grande saggezza riconosce all’uomo diritti inalienabili. La vostra Costituzione vede la necessità di “instaurare la giustizia e assicurare i benefici della libertà”».
Se queste parole non sono state pronunciate con un intento ironico o per “prendere in giro”, forse bisognerebbe pensare seriamente alla revoca della santificazione del papa polacco! Perché per avere un’idea di chi comanda realmente in America (e nelle “colonie” ad essa asservite), di quale sia il vero destino manifesto statunitense, è sufficiente guardare le immagini del recente insediamento di Trump alla Casa Bianca, circondato da magnati superricchi e finanzieri cui deve rendere conto e i cui interessi deve garantire con ogni mezzo. Altro che rappresentanti della volontà popolare! L’ampiezza delle misure di protezione e la consistenza delle scorte, del resto, sono lì a dimostrare che questi non possono permettersi di camminare liberamente per le strade, come invece succedeva ai sovrani di un tempo.
Il parlamentarismo su cui si fonda il sistema liberale, infatti, è stato edificato proprio sulle rovine del precedente ordine tradizionale, abbattuto per garantire la massima libertà d’azione alle oligarchie finanziarie e commerciali, uniche beneficiarie del “progresso”; tutte quante dedite ad uno sfruttamento spietato e senza limiti di uomini e risorse, mai visto prima nella storia dell’umanità. Con la pretesa, per giunta, di esportare e imporre ovunque in giro per il mondo il loro “modello” e il loro insano “stile di vita”, non lasciando nessuno in pace, volendo liberare ad ogni costo e contro la loro volontà i popoli non ancora caduti nelle loro grinfie. Tormentandoli con ogni genere di atrocità nel nome della libertà.
I membri di questi parlamenti, i cosiddetti “rappresentanti del popolo”, votano – spesso senza sapere su cosa stanno votando – seguendo istruzioni ricevute e ratificando decisioni prese altrove (come raccontava Leonardo Sciascia, a proposito della sua esperienza parlamentare). Quindi, il Consiglio dei Ministri di ogni governo democratico, indipendentemente dallo schieramento politico che lo sostiene, diventa il comitato esecutivo della classe dominante e dell’alta finanza, a cui deve sempre rendere conto e da cui dipende il suo futuro, non solo politico ma anche… vitale. In pratica dei maggiordomi al servizio dei loro signori e padroni, che gli assicurano il sostentamento e li mantengono nel loro incarico – “eletti”, “privilegiati” (rispetto alla massa dei sudditi) e “gratificati” (nei vizi e nelle piccole miserie quotidiane) – finché si comportano bene e risultano funzionali al sistema.
Nel gioco delle parti che si recita in tali consessi, quando un partito si trova all’opposizione parla in un certo modo, salvo cambiare radicalmente registro una volta diventato a sua volta “di governo”; per cui la sinistra può disinvoltamente passare a difendere gli interessi dei banchieri e dei capitalisti, fino a violare le stesse restrizioni costituzionali prima invocate, senza nemmeno preoccuparsi di accampare giustificazioni; mentre la destra, a sua volta, si rimangia quanto promesso in campagna elettorale, mettendo in frigorifero ogni pretesa di sovranità e di difesa degli interessi nazionali, da ritirare fuori alla successiva tornata elettorale.
Gli ingenui che, a dispetto delle ripetute disillusioni e tradimenti, si ostinano ad affidare al voto le speranze di cambiamento, non hanno ancora capito – ma forse, a questo punto, non lo capiranno mai! – che non è prendendosela con l’astensionismo che vedranno risolti i loro problemi; risultando piuttosto in questo modo complici e ignari collaboratori dei loro oppressori. Fornendogli per giunta l’alibi di loro legittimi rappresentanti. Ma il sistema non abbatterà mai se stesso e non permetterà ad altri di farlo.
Avendo la civiltà moderna sostituito la tecnica al sacro, con le “trovate” della scienza il potere che si è venuto ad affermare ha sviluppato strumenti di oppressione e controllo tali da rendere praticamente impossibile qualunque forma di dissenso opposizione e rivolta, reprimendo le naturali e inevitabili proteste quando mostrano di rappresentare una seria minaccia per l’ordine costituito, ricorrendo ai mezzi più violenti e repressivi, fino ai brogli elettorali e la censura, l’omicidio politico e le stragi di stato.
Anche se le “meraviglie” tecnologiche che esercitano un così grande potere ipnotico sul volgo, creando una dipendenza totale nei confronti di coloro che controllano tali strumenti, non riusciranno mai a compiere il miracolo del consenso spontaneo e consapevole, perché i miracoli li compie solo Dio (con l’intervento e la mediazione dei santi), mentre i “prodigi” della tecnica nascondono sempre la fregatura e hanno un prezzo molto alto da pagare. Sicuramente superiore ai benefici…