

Abbiamo già avuto modo di far notare il paradosso di un Occidente impegnato in continue guerre dove gli Stati Uniti svolgono la parte di protagonisti, essendo sempre pronti a scatenare conflitti in giro per il mondo, con la pretesa d’essere i riparatori di torti e i garanti e i guardiani della “democrazia”; senza che questo moderno combattere e guerreggiare veda la presenza effettiva della figura del guerriero, cioè di chi dovrebbe essere predisposto e vocato per rango e condizione all’uso delle armi, essendo questa figura completamente scomparsa ed estinta nel mondo moderno, con la conseguente estinzione e scomparsa dell’aristocrazia e della nobiltà, che proprio dall’esercizio dell’arte della guerra, affrontata secondo i dettami dell’onore e in accordo coi principi tradizionali, traeva la sua autentica legittimazione.
Un’idea del guerriero impegnato anche nel sentiero della conoscenza, che è evidenziata in modo particolare negli insegnamenti di Don Juan a Castaneda: «Un uomo va alla conoscenza come va alla guerra, vigile, con timore, con rispetto, e con assoluta sicurezza. Andare alla conoscenza o andare alla guerra in qualsiasi altro modo è un errore e chiunque lo fa vivrà per rimpiangere i suoi passi». Un combattimento esterno associato dunque all’altrettanto utile combattimento interno, che allo stesso tempo qualifica e mette nelle condizioni di lottare con i propri difetti e le proprie debolezze, in vista della liberazione dalla tirannia dell’ego, che opprime e vincola molto più di qualunque dispotismo politico. Le imprese eroiche del passato, che si concludevano con la simbolica conquista di un “regno” o di una “donna”, non rappresentavano altro che questo processo realizzativo. Al quale poteva poi aggiungersi, in sovrappiù, anche l’instaurazione di una civiltà e di uno stato, come effetto pratico, ma secondario.
Un tale giudizio e simili precisazioni vengono ravvivati, per contrasto, dalle attuali prese di posizioni guerrafondaie da parte della UE, a sostegno delle quali hanno sfilato, in piazze senza popolo e in gite organizzate, torme chiassose di reduci imbolsiti (nell’anima e nel corpo!), vissuti male ed invecchiati peggio: cantanti, attori, scrittori e giornalisti (qualcuno, ahinoi, ammirato in passato!) dai tanti punti in comune con le “truppe kamalate” che sono accorse da Hollywood e dal Jet set americano a sostegno dei Democratici, nelle ultime elezioni presidenziali. Tutta gente – di qua e di là dell’Oceano – dalla reputazione artificialmente costruita, all’ombra del peggior conformismo borghese e di opportunistici e vili asservimenti alla narrazione ufficiale del potere, che solo a questo scopo li alleva e li ingrassa. Servi fedeli del tutto funzionali alla cospirazione dell’alta finanza e dei suoi malvagi agenti, alla cui dipendenza compiono ogni atto ignobile, e diffondono ogni pensiero e ragionamento malsano.
Gente da poco conto e cortigiani (“vil razza dannata”), liberi e ribelli solo a parole, che si sono piegati ad ogni compromesso ed hanno obbedito a tutti i decreti liberticidi, pur di essere accolti e coccolati nei comodi e ben remunerati salotti culturali, politici e televisivi; che, una volta caduta la maschera e svanita la patina della falsa vitalità ed efficacia ribellistica che ne aveva caratterizzato i giovanili ardori sessantottini, si sono puntualmente schierati a favore delle peggiori espressioni del potere feroce e inumano che si è andato affermando in Occidente; facendo per giunta da delatori e appoggiando ogni limitazione delle libertà personali, a favore del controllo della popolazione e delle criminali politiche internazionale dei loro “proprietari”, che avrebbero la pretesa di stendere il proprio dominio su tutta la Terra: manco fossero imperatori per diritto divino!
Questi rincitrulliti senza onore, veri e propri avanzi di RSA, hanno da tempo messo da parte il coraggio – ammesso che ne abbiano mai avuto, viste le loro giovanili imprese di venti contro uno! – pensando di continuare ad avere un ruolo politico e di riuscire ad aizzare gli altri contro un mondo che non è disposto a seguirli nelle loro senili nostalgie, non essendo essi mai stati credibili e coerenti, nelle passate battaglie e nemmeno nell’attuale condotta di vita, priva di sincerità di bene e di forza realizzatrice.
Molti di costoro sembrano in possesso della facoltà di leggere e scrivere (oltre che di far di conto!), ma non per questo essi sono in grado di capire – per costituzione mentale e deformazione ideologica – queste parole di Ernst Jünger, che sembrano indirizzate proprio a loro, bastando da sole a metterli a posto e a smascherarli nella loro nullità:
«Il borghese era quasi riuscito a persuadere il cuore avventuroso che il pericolo non esiste, che una legge economica regge il mondo e la storia. Ma ai giovani che di notte o nella nebbia abbandonarono la casa paterna, l’intimo sentire disse che essi dovevano andar lontano alla ricerca del pericolo, oltre oceano, in America, nella Legione Straniera, nei paesi ove cresce l’albero del pepe. Così sorsero figure che non ebbero quasi il coraggio di esprimersi nella propria, superiore lingua, fosse essa quella del poeta che si sente simile alla procellaria le cui ali possenti create per la tempesta divengono solo oggetto di una importuna curiosità in un ambiente estraneo e senza vento, fosse essa quella del guerriero nato, che sembra un buono a nulla perché la vita del mercante lo riempie di disgusto».
Lo spartiacque qui tracciato, il confine segnato, rendono possibile il discernimento fra chi persegue coerentemente una vocazione di libertà e di indipendenza e chi, servo e schiavo per natura, rinnega se stesso e la propria dignità per soddisfare bisogni materiali. E per quanto le preoccupazioni sociali risultino d’importanza secondaria, e le implicazioni politiche non possano mai prevalere sui reali rapporti gerarchici nella costituzione dell’essere umano e nello sviluppo delle sue facoltà, ciò non di meno bisognerà che chi queste parole condivide e fa proprie, riesca a tramutare quello che potrebbe apparire come un proclama ideale e una pagina di letteratura, in atteggiamenti concreti e in coerenti scelte esistenziali; che, se non porteranno ad effetti immediati sul piano pratico, contribuiranno comunque ad alimentare e a tenere vivo il fuoco e lo spirito guerriero da esso acceso. Evitando ogni sterile e passiva deriva (un vero spreco di possibilità), ma usando questo fuoco e questo spirito combattivo per vincere la paura, placando l’agitazione davanti al pericolo e tenendosi pronti e determinati a instaurare l’Ordine e a ristabilire la Verità, quando e dove si renda necessario.
Attraverso questa “discesa agli inferi” che comporta il combattere il mondo moderno in sé, questa immane e lacerante sfida che si presenta all’uomo della Tradizione, può ottenersi un’utile ricapitolazione degli stati avversi e antiumani, avendo l’occasione di superare le residuali possibilità d’ordine inferiore che ancora lo condizionano. Una volta rifiutati gli pseudo valori che si sono affermati nella modernità, questi non avranno più alcuna presa su chi li avrà rigettati, seguendo un percorso simile al dantesco transito infernale – verso il Purgatorio e fino all’ascesa ai Cieli (da tamas a rajas, fino a satva) – che gli permetterà di decifrare l’enigma della sua condizione umana, sciogliendo i nodi e superando gli impedimenti che lo vincolano e lo imprigionano nelle regioni più oscure e tenebrose, fino al compimento totale dell’essere.