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Suggestioni collettive

Suggestioni collettive

Ogni tipo di “religione laica” venutasi ad affermare in epoca moderna e fino ai nostri giorni, ha dovuto necessariamente far ricorso ad una vera e propria contraffazione linguistica e terminologica, ricorrendo all’uso di parole e concetti che posseggono un loro autentico significato solo ed esclusivamente alla luce di un preciso riferimento dottrinario di tipo religioso e tradizionale. Mentre, invece, non basandosi queste finte religiosità su alcun fondamento sacro e su nessuna influenza dall’alto, e non essendo nemmeno ricollegate ad alcun principio d’ordine superiore, esse non possono che ricorrere all’uso distorto di termini tradizionali, per definirsi e per indicare il proprio “credo”. Priva com’è la sovversione – come si è più volte ribadito – della capacità di creare alcunché di originale autonomo e positivo, non gli rimane che la possibilità di corrompere e sovvertire (appunto!) l’esistente.

Occorre fra l’altro notare, a margine di quanto si sta dicendo, che tali “correnti” hanno sempre una durata effimera e un’esistenza limitata nel tempo, a dimostrazione della loro vacuità e infondatezza, essendo regolarmente scalzate e sostituite da trovate e stravaganze sempre nuove e sempre più radicali, spinte ogni volta un passo più avanti verso la dissoluzione, trattandosi alla fin fine di mode (relativamente) passeggere. Sarà comunque sufficiente richiamare qualche esempio concreto, per rendersi conto della giustezza dell’assunto; tenendo sempre presente che il rispetto fanatico e la venerazione esagerata imposti alla folla sull’uso di certe parole e di determinati concetti, ha molto da spartire coi tabu e le superstizioni cui sono soggetti i cosiddetti popoli primitivi e i selvaggi d’ogni risma: fossero pure selvaggi digitali!

È a tutti noto il cambiamento di senso subito dal termine “rivoluzione”, che dal suo significato astronomico originario, che oramai sopravvive in forma residuale in ambito tecnico accademico, di rotazione di un corpo celeste intorno ad un altro, per poi tornare al punto di partenza, si è oramai affermato principalmente come profondo sconvolgimento politico, sociale e culturale. Non dissimile è il percorso (discendente) fatto dal termine “illuminismo” (e, di riflesso, “illuminati”), che dall’originario significato inerente alla Illuminazione in quanto conquista e beneficio di uno stato spirituale, in cui si riceve la luce e si rischiarano le tenebre dell’ignoranza – e del peccato, in termini religiosi – per eliminare l’errore e render chiara e intellegibile la Verità, si è trasformato nell’assolutizzazione della ragione e del razionalismo cui l’ha ridotto l’ideologia settecentesca dei Lumi; alla quale è, poi, strettamente associata la triade rivoluzionaria “Liberté, Égalité, Fraternité”, nella sua paradossale declinazione democratica e sociale che ne è stata fatta, quando in realtà tutte queste espressioni andrebbero riferite a principi applicabili unicamente al punto di vista aristocratico e qualitativo, alle mete e alle aspirazioni raggiungibili, solo ed esclusivamente in ambito iniziatico e realizzativo.

Non dissimile, del resto, è stato il destino di termini come “Rinascimento” e “Risorgimento”, non a caso spesso associati e usati come sinonimo l’uno dell’altro. Infatti, nel cosiddetto Rinascimento, in quanto fenomeno culturale e artistico subentrato alla precedente visione del mondo medioevale, non si è avuto affatto un ritorno reale ai precedenti valori e principi del mondo classico, che avrebbe rappresentato una positiva (per quanto problematica!) “rinascita” di quelle forme istituzionali e di quel tipo di vita, prima di tutto sul piano spirituale e religioso; essendosi invece trattato di una superficiale scimmiottatura estetica della precedente civiltà, divenuta irrealizzabile una volta  posto l’uomo (Umanesimo) al centro di tutto; minando così una delle basi fondamentali del mondo antico rappresentata dall’impersonalità attiva, diffusa a tutti i livelli nelle precedenti società.

E non si capisce nemmeno cosa si volesse far “risorgere” attraverso e per mezzo dei moti rivoluzionari ottocenteschi, che sono serviti solo ad abbattere le preesistenti, legittime istituzioni tradizionali, per consegnare il potere nelle mani delle consorterie di notabili borghesi e di nobiltà decadute materialiste e sconsacrate, fattesi tutte quante portatrici della nefasta e deleteria eredità rivoluzionaria; e attaccando per primo – nel suo Verbo, nei suoi rappresentanti e nelle sue istituzioni religiose – proprio quel “Risorto” a cui sottrassero e depredarono il Nome per definirsi, e contrabbandare come progresso, impulso vivente e spinta rinnovatrice le loro mortifere cospirazioni.

Bisogna infatti riconoscere che i peggiori crimini di cui si è macchiato il Potere venuto a predominare negli ultimi Secoli, per lo meno in Occidente, sono stati commessi nel nome del “Progresso” (e, ovviamente, della Democrazia: sua ancella e ammorbante derivato), essendo anche quest’idea dell’evoluzione e del continuo miglioramento unidirezionale della storia, ancora una volta, una palese corruzione ed un’evidente snaturamento dell’unico progresso che veramente conta: quello interiore e della formazione del carattere di ognuno, in vista della crescita personale. Essendosi invece qui trattato del totale e definitivo trionfo della materia (con la pesantezza che ad essa è sempre associata) e dell’oppressione (in primo luogo, interiore), contro la leggerezza e la libertà proprie dello Spirito. Da qui all’ideologia woke, l’ultimo ritrovato in ordine di tempo di questo campionario di spropositi sciocchezze e cretinate, il passo è molto breve, non esistendo alcuna soluzione di continuità (nei modi e nei rappresentanti) fra questa e le altre pensate perturbatrici prima ricordate.

Definendosi i seguaci di tale corrente di pensiero, le cui ripercussioni risultano sempre più invasive e devastanti, non solo sul piano culturale e delle idee, ma, soprattutto, sulla stessa esistenza e sulla vita concreta e reale delle persone, come “risvegliati”, ci si trova – ancora una volta e in modo così palese – di fronte all’uso alterato e contraffatto di un’idea inizialmente legata a un percorso realizzativo e d’ordine spirituale; particolarmente evidente nelle dottrine buddiste, di cui Julius Evola ci fornì, a suo tempo, una significativa presentazione con La dottrina del Risveglio. Saggio sull’ascesi buddista.

Questi moderni risvegliati, infatti, più che alle luminose vette della liberazione interiore, sembrano tendere ad una tenebrosa e cupa riesumazione dei cadaveri cui è rivolto il loro dettato, trasformando l’intera società in una residenza di “morti viventi”; che si trascinano – rigidamente e a scatti – nella totale dipendenza dagli automatismi sentimentali e dai riflessi condizionati artificialmente indotti dalla propaganda woke, verso una sempre maggiore dilatazione e un ingrandimento dell’io, nei suoi vizi e nelle sue (miserabili e squallide) passioni. L’esatto contrario, come si vede, di qualunque percorso ascetico e di ogni autonomo pensiero e giudizio.

Se è pur vero che i rappresentanti legittimi della tradizione, come ci insegna René Guénon, si sono sempre imposti di adottare, in una società comunque ancora tradizionale, «il linguaggio e i costumi delle genti fra cui si vive, nonché di conformarsi a tutti i loro modi di fare»; nel momento in cui, non solo non si è “legittimi rappresentanti”, ma non si vive nemmeno più in una società sana e rettamente orientata, quanto, piuttosto, nella sua negazione totale, per uniformare ad una visione tradizionale il proprio operato e la propria condotta di vita, si pone semmai l’obbligo di non omologarsi e di contrastare e combattere, nella maniera più impersonale possibile, ogni aberrazione che il mondo circostante propone.

Ciò non vuol dire che si debba assumere un comportamento da disadattati e incapaci (o, come si dice oggi, da “sfigati”), ma che invece non si deve scendere a compromessi con le palesi falsificazioni diffuse a ritmo continuo, fissando le distanze e testimoniando, sempre e comunque, un diverso criterio di giudizio, in linea  con le premesse dottrinarie accettate e fatte proprie. Che è poi l’unico modo per accedere a combattere la propria piccola guerra santa personale, in vista della ben più decisiva e importante Grande Guerra Santa, che deciderà il destino finale del nostro essere.

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