

Pirandello lo chiama “il giuoco delle parti”, dove ognuno recita il ruolo della commedia a lui assegnato, fino alle più tragiche conseguenze, in certi casi. Come si sa, ammiccare vuol dire accennare con gli occhi, in senso di intesa, ma anche, nell’accezione negativa di imbonire, cercando di convincere il pubblico a comprare la propria merce, esaltandola e lodandola oltremisura, coi mezzi tipici del truffatore, dell’imbroglione, del disonesto e del ciarlatano. Per descrivere l’altra parte, quella della vittima degli ammiccamenti, può risultare utile ricorrere – per sintesi e capacità descrittiva – al termine siciliano ammuccari, che letteralmente non vorrebbe dire altro che inghiottire, ingoiare, ingurgitare, ma che nell’uso comune e metaforico è inteso nel significato di “abboccare”, “credere facilmente”, “essere ingenui”, “cascarci”. L’atteggiamento, insomma, di colui che a bocca aperta ammucca lapuna (“inghiotte calabroni”), se la beve e dà acriticamente ascolto a chi gli racconta una bugia o gli propina una fandonia.
Questi venditori di frottole e fumo, del resto, non sono certo un fenomeno recente o solo moderno, essendo stata additata e deplorata tale genìa fin dalla più remota antichità. Solo che allora, al massimo, essi esercitavano questa spregevole “arte” sotto i portici, nelle botteghe o nelle piazze, mentre oggi, invece, la novità più clamorosa e la differenza maggiore rispetto ai loro predecessori consiste nei potentissimi mezzi che la scienza e la tecnica gli mettono a disposizione, permettendogli così di raggiungere un numero di “vittime” prima inimmaginabili, essendo dotati di una potentissima macchina propagandistica e di tutta una serie di vetrine e “pulpiti” da cui possono – impunemente! – diffondere le peggiori falsità, e deformare e alterare l’opinione pubblica, spargendo il panico e alimentando la paura.
Esempio emblematico ne sono le continue, ricorrenti “emergenze”, e relative soluzioni, che si abbattono e vengono scagliate a ritmo serrato sulla popolazione: i vaccini salvano dal contagio e il greenpass rende liberi (greenpass macht frei!); Putin è l’aggressore, come del resto Israele ha il diritto di difendersi, sempre e comunque; i cambiamenti climatici sono causati dai comportamenti umani, ma l’auto elettrica risolverà ogni problema; non esistono frontiere e l’immigrazione migliorerà la qualità della nostra vita; non c’è un sesso stabilito per natura e ognuno è libero di amare e mettere su famiglia con chi gli pare. Un elenco, come si vede, del tutto parziale ed in continuo aggiornamento.
Ma la menzogna non può mai sostituirsi alla verità (alle evidenze naturali, alla realtà), non può scalzarla o annientarla, la può solo scarabocchiare, ricoprire di cancellature e mistificazioni, le quali, una volta grattate e rimosse, la restituiscono in tutto il suo splendore e in tutta la sua potenza; per cui, riguardo ai falsari, che vengono prima o poi smascherati, non c’è da aspettarsi alcuna loro credibilità duratura o una qualche decente reputazione, perché, come notava già nei suoi Caratteri morali Teofrasto (l’allievo di Aristotele, così battezzato “per l’ispirazione divina del suo eloquio”): «Molto misera, invero, è la loro condizione di vita: e difatti, quale portico v’è mai, quale bottega, quale punto della piazza, dove non trascorrano le loro giornate facendo venir meno i loro uditori? Fino a tal punto li spossano con le loro fandonie». E, in effetti, a continuare a seguire costoro negli inguardabili e indecenti salotti televisivi o sui social, dandogli credito e prendendoli sul serio (“lo ha detto la televisione”), sono rimasti solo quelli che – a bocca aperta, appunto – continuano a bersi qualunque cosa gli venga propinata. E chissà quante di queste bocche sono state (provvidenzialmente) occultate e tenute nascoste durante la pandemia dalle mascherine!
Categoria, comunque questa, conosciuta fin dalla notte dei tempi, essendo la stoltezza una delle possibilità proprie dello stato umano, così da trovarne traccia anche in Boccaccio, che nel Decameron (Giornata ottava, Novella terza) narra di Calandrino, che per la sua semplicità e goffaggine, risulta il bersaglio preferito delle burle e delle beffe dei suoi conoscenti e amici. Il quale Calandrino, nella novella in questione, viene convinto che in un torrente che bagna Firenze si trova una favolosa pietra, l’elitropia, che avrebbe avuto la virtù di rendere invisibili chi la portasse addosso. Caricatosi quindi di sassi, Calandrino, in compagnia di due suoi amici che gli fanno credere di essere diventato invisibile, viene da questi preso a sassate e lapidato per via della sua presunta invisibilità, dandogli così conferma dell’acquisizione del magico dono, che, secondo i suoi calcoli, lo avrebbe reso ricco. Ma, una volta giunto a casa, egli viene aggredito verbalmente dalla moglie che mostra di vederlo benissimo, facendogli quindi perdere la presunta invisibilità; «giunto qui a casa, questo diavolo di questa femina maledetta mi si parò dinanzi e ebbemi veduto, per ciò che, come voi sapete, le femine fanno perder la vertù a ogni cosa»; per cui, lagnandosi della sua malasorte cogli amici burloni, la percuote fino allo sfinimento.
Vicenda indicativa questa narrata dal Boccaccio, e ampiamente applicabile alla nostra stessa contemporaneità, dove ancora in tanti abboccano all’amo, e dove, per giunta, non solo la vittima del raggiro non riceve beneficio alcuno, ma viene addirittura danneggiata, subendo gli spiacevolissimi “effetti avversi” della sua dabbenaggine e malriposta fiducia. Attribuendone per giunta la colpa alla – a suo dire – nefasta influenza dell’innocente moglie. Per quanto le donne in fatto di ammiccamenti non sono seconde a nessuno, e San Paolo non manca di ricordare (Corinti, VII, 33) che «chi è sposato si preoccupa delle cose del mondo, della maniera di riuscir gradito alla donna, e rimane così diviso».
La verità è che la prostituzione intellettuale (cui sono di fatto dediti tutti quanti gli opinionisti stipendiati a un tanto al chilo, e gli esperti e tuttologi, sempre pronti a scendere in campo all’occorrenza), risulta molto più grave e vergognosa di quella fisica, dove delle povere sventurate sono costrette a vendere il proprio corpo per poter vivere. Infatti, se le tracce del commercio sessuale sono eliminabili con una semplice doccia, per rimuovere quelle mentali e propagandistiche seminate e diffuse a danno della “clientela”, bisognerebbe ricorrere ad esagerate cattiverie e ad eccessive violenze, se solo ci si facesse guidare dal sentimento e si desse libero sfogo all’istinto naturale: che sono poi gli unici ambiti – quello sentimentale e quello istintivo – su cui riescono ad operare e intervenire tali illusionisti.
Confidando, tuttavia, sull’inevitabile raddrizzamento che dovrà prima o poi avvenire, e quindi in un futuro di verità e giustizia (vincit omnia veritas), quando la discesa avrà raggiunto il punto più basso, non rimane nel frattempo che operare nella giusta direzione, utile a favorire questa svolta, lottando con tutte le forze disponibili contro ogni mistificazione imbroglio e falsità, senza concedere tregua ed evitando di prendere sul serio anche per un solo istante i frutti avvelenati e tossici spacciati dai propagandisti del pensiero unico dominante. Questo non vorrà per forza dire che l’avremo vinta e che li smaschereremo una volta per tutte. Probabilmente non succederà nel corso della nostra esistenza, ma, se non altro, avremo dimostrato a noi stessi e a quelli che amiamo che non siamo per nulla disposti a bercela e ad inghiottire tutte le panzane che costoro ci vomitano addosso, togliendogli così quella fasulla sicumera che gli contrae la bocca in un ghigno malevolo e beffardo.