

La tirannia economica che l’oligarchia europea sta dispiegando è espressione dell’asservimento al ben più potente club mondialista a targa angloamericana, le cui riunioni sovranazionali a Davos decidono gli orientamenti dei governi ormai succubi e proni alle direttive ivi emanate, ma innegabilmente già preconfezionate e stabilite “altrove”, così come la luce lunare è solo un pallido riflesso della luce solare.
Tra i suoi disumani provvedimenti colpiscono i decreti sull’alimentazione; proprio in questi giorni è difatti stata approvata la legge sulla farina a base di insetti, mentre resta ancora aperta la controversia sulla legge Lollobrigida, presentata dal Ministro dell’Agricoltura per bloccare l’ingresso di carni sintetiche nel nostro Paese. Mentre la Von der Leyen cercava di rassicurare i contadini promettendo loro l’aiuto della UE, i suoi funzionari congelavano il decreto Lollobrigida perché «Il disegno di legge sulla carne coltivata avrebbe dovuto essere sottoposto all’Ue per una valutazione prima della sua approvazione».
La sospensione delle agevolazioni sul gasolio agricolo, ulteriore iniqua misura che tali “entità” si apprestano a varare, è stato l’ultimo atto che ha dato origine alla ribellione degli agricoltori, i quali, pur senza averne piena coscienza, costituiscono l’ultimo baluardo di difesa tradizionale. La storia si ripete e sta a noi cogliere il significato della loro rivolta che va al di là del conseguimento o meno di un risultato.
Ricordiamo come poco più di due secoli addietro furono i contadini della Vandea che si unirono ai pochi aristocratici che avevano conservato la dignità e la funzione della loro nobiltà, e dichiararono guerra in nome del Re e di Dio al perfido regime giacobino che si era impossessato della Francia, instaurando un regno del terrore mai visto fino ad allora. La lotta fu impari e alla fine decretò la sconfitta dei ribelli, che subirono anche l’onta di una serie di massacri quasi a cancellarne persino il ricordo. Una rivolta popolare simile avvenne nel Meridione, a completamento del nostro “glorioso risorgimento” quando fu imposta l’unificazione d’Italia sotto il regime piemontese, dopo l’invasione del Regno delle Due Sicilie; anche allora partì dai contadini della Basilicata e della Calabria che scelsero di combattere l’invasore, finché furono schiacciati dalla repressione piemontese, che con un massiccio impiego di truppe e artiglierie giunse a radere al suolo perfino centri abitati da civili, solo perché simpatizzanti dei pericolosi “briganti”. Senza dimenticare infine, negli anni ’30 del secolo scorso, la deportazione nei gulag di alcuni milioni di kulaki (piccoli proprietari terrieri), e il successivo massacro di gran parte di essi, eseguita spietatamente dai comunisti su ordine di Stalin, per stroncare un ceto altrimenti irriducibile alla loro ideologia.
La storia dimostra, dunque, come un contadino che segue le leggi della natura non può concepire la sovversione di ciò che appartiene all’ordine naturale, e quindi divino, né la devastazione del mondo contadino dal quale proviene tutto ciò che ci sostenta.
Oggi la sollevazione è transnazionale, anti UE, e viaggia sui trattori, non ha armi, e nasce da una percezione elementare, lontana tanto dalle teorie malsane degli ambientalisti in doppio petto, quanto dalle onnipotenti lobbies distributrici di disinfestanti e produttori di colture OGM, che vorrebbero piegare ai loro profitti la produzione mondiale. Le teorie transumaniste del green deal, decise a tavolino in pieno dispregio delle esigenze dei popoli, sono in realtà una guerra non dichiarata all’uomo, in quanto immagine divina e al centro del creato, e si scontrano con la visione diametralmente opposta di agricoltori e allevatori, forgiata dal sudore quotidiano versato per coltivare i terreni e allevare il bestiame.
Esprimiamo dunque la massima solidarietà per il coraggio e la tenacia finora mostrati da questi trattoristi, spintisi nel cuore dell’Unione Europea, coscienti della minaccia che si profila per l’umanità intera, se queste astrazioni aberranti non verranno fermate in tempo.
BarCa