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I sensi del potere

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I sensi del potere

 

Essendo le membra umane state modellate secondo gli esemplari divini, a cui vengono resi conformi tramite le pratiche rituali, non potendosi sottrarre l’uomo, come ci ricordano i testi sacri, allo sguardo del Signore, all’ascolto del Suo orecchio, alle risposte della Sua bocca; offrendo egli al Suo respiro i profumi dei sacrifici, e affidandosi al sostegno delle Sue spalle e alla potenza del Suo braccio, all’opera plasmatrice della Sua mano e all’abilità delle Sue dita, essendo la notte e l’oscurità sotto i Suoi piedi, fino al giorno del giudizio, in cui Lui non mostrerà il Suo volto ma il Suo dorso ai malvagi; una volta compreso il significato simbolico e non antropomorfico di questa “sacra anatomia”, diventa facilmente intuibile e conseguenziale che tutto quel che ci riguarda direttamente e che ci circonda deve essere guidato conservato e governato secondo tali attributi e “organi” divini, i quali ci indicano la via affinché la vita sia degna armonica e luminosa.

Essi ci mostrano il modo in cui fare uso dei nostri organi di percezione e di azione; dato che, come opportunamente e saggiamente ci ricorda Cornelio Agrippa (Filosofia Occulta), «Ogni difetto e ogni sproporzione del corpo provengono dal difetto e dall’intemperanza dello spirito, essendo certo che l’uno cresca e funzioni pel ministerio dell’altro». Per cui, se gli elementi della manifestazione grossolana e corporea sono l’etere, l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra (modi di esistenza della materia rispettivamente aerea, ignea, liquida e solida), ad essi corrispondono nell’uomo gli strumenti e organi di sensazione; rispettivamente: l’udito, il tatto, la vista, il gusto e l’odorato, procedenti ugualmente dal più sottile al più pesante.

Infatti, come sottolinea Burckhardt (Alchimia), «Per l’anima, la “terra” è l’aspetto o la tendenza che la spinge a immergersi nel corpo e a legarvisi sempre di più. Il “fuoco” presenta lo stesso carattere purificatore e di trasformazione del fuoco esteriore. L’“acqua” possiede la capacità di assumere tutte le forme: secondo la sua natura originale e incorrotta, l’acqua è, come dice San Francesco d’Assisi, humile et pretiosa et casta. Infine, l’“aria”, nella sua libera mobilità, avvolge tutte le forme della coscienza».

Per cui, apparentemente con un salto ardito ma, tutto sommato, logico e coerente, sarà possibile ricavare utili indicazioni sull’esercizio del potere e sull’autorità in generale, analizzando i singoli “organi” messi in opera e usati a tale scopo. Sembrerebbe, in definitiva, che esista una relazione diretta fra l’efficacia nell’esercizio del potere e la corrispondente modalità sensoriale utilizzata. Quanto meno legittima e fondata risulti un’autorità (genitoriale, educativa, religiosa o politica), tanto più essa ricorre a strumenti via via più materiali e grossolani; avvenendo una progressiva caduta e un’irreversibile slittamento dal sottile al pesante, dall’impercettibile al rilevante, dal taciuto al gridato; passando, in questi gradi del comando e dell’imperio, dall’austerità silenziosa allo sguardo minaccioso, dall’ammonizione urlata all’intervento violento, all’aggressione e alla persecuzione fisica, agli schiaffi e alle botte. Dall’udito al tatto, dal silenzio al tocco!

In pratica, per qualunque tipo di autorità, fosse pure solo quella esercitata all’interno delle mura domestiche, nella famiglia tradizionale che riproduce in piccolo lo Stato (quindi non  l’attuale associazione naturalistica e borghese, squalificata, sotto attacco e in ritirata!), quanto maggiore è la trascendenza del suo principio, fondato nella sfera del sacro e del metafisico,  tanto minore sarà la necessità di mostrarsi, apparire ed esibirsi; mentre invece quanto più materiale è il “senso” utilizzato, tanto meno autorevole sarà il suo potere, anche solo nelle sue manifestazioni pratiche e ordinarie. Senza un fondamento di quel tipo, infatti, i superficiali segni di comando non sono che ridicole espressioni di un autoritarismo retorico, ostentato e di facciata, poco credibile e totalmente inefficace, oppure di pose facilmente smascherabili e rimovibili, di affermazioni momentanee e di molli rigidità, di facce cattive e mascelle indurite, che nascondono solo instabilità, carenze organiche, inconsistenze caratteriali e, insomma, una chiara e manifesta viltà.

Il potere che rimane invisibile e silente – scimmiottato, in questo suo celarsi, da tutte le cupole mafiose o affaristico-finanziarie – interviene con strumenti che, come abbiamo visto prima, non hanno bisogno di alcun clamore; proprio perché nel momento in cui si è costretti a ricorrere a mezzi coercitivi violenti, il controllo viene meno e l’efficacia scompare. A parte i sempre presentii ricatti materiali, fondati sul denaro o sui vizi e  perversioni personali, le cui tracce sono rese sempre più visibili; si potrà, provvisoriamente e per un periodo comunque limitato nel tempo, tenere con la forza in soggezione qualcuno (sia esso un figlio, un allievo, un dipendente, un suddito o cittadino); ma ogni sottomissione di questo tipo è destinata ad esaurirsi e cessare alla prima occasione, perché quello che può garantire il riconoscimento immediato, il rispetto sincero, la fiducia motivata, il culto spontaneo e la venerazione sincera, non riuscirà mai a ottenerlo la paura, il terrore, l’angoscia e il timore di eventuali conseguenze fisiche e materiali. Essendo il vero potere solo quello derivante dall’alto e spiritualmente fondato, a cui soltanto gli uomini liberi ubbidiscono liberamente. Tutto il resto è schiavitù e oppressione.

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