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CHIAVI DEL PROSSIMO MILLENNIO

Nel 1993 la rivista spagnola PROXIMO MILENIO realizzò un'inchiesta fra diversi intellettuali spagnoli nella quale sollecitava la loro opinione sulle aspettative per l'anno 2000 e il passaggio al nuovo millennio. L'inchiesta era articolata in tre temi o domande principali: 1. Diagnosi della situazione attuale; 2. Conclusione dell'attuale processo; 3. Orientamenti pratici. Le pagine che seguono contengono la risposta dell'autore a queste tre domande. A suo tempo vennero pubblicati solo alcuni paragrafi, quelli che potevano maggiormente coincidere con la linea della rivista.

 

1. - Diagnosi della situazione attuale

L'ingresso nel prossimo millennio si presenta sotto il segno della crisi. Questi ultimi anni del XX secolo sono caratterizzati, in effetti,  dal segno di una crisi senza precedenti, che riveste tutti i campi dell'esistenza, alla quale niente riesce a porre rimedio e che si va aggravando pericolosamente e progressivamente man mano che passano gli anni, portando il mondo sull'orlo dell'abisso. Viviamo una fase crepuscolare di decadenza e degenerazione, di profonda regressione. Si osserva dappertutto un processo di oscuramento, di sprofondamento nel materiale, di disgregazione e frammentazione, di perversione e miseria morale, di corruzione e avvilimento generalizzati, di affermazione della volgarità e della frivolezza, di  rimbecillimento  e abbrutimento di massa, di svuotamento  e impoverimento interiore degli esseri umani, di dissoluzione e distruzione di ogni valore. Siamo nella fase finale di quello che la tradizione indù chiama il Kali-Yuga, l' "Età oscura", l'Era cupa e tenebrosa.

Due aspetti si presentano come i più caratteristici dell'epoca attuale: la confusione e lo squilibrio, il disorientamento e l'instabilità, il disordine e l'insicurezza, il caos e l'incertezza. Il disordine si estende dappertutto. Tutto è sovversione, inquietudine e turbolenza. Nessuno  nelle fondamentali questioni della vita sa a cosa attenersi. Non c'è nulla di certo, stabile o affidabile. Non ci sono norme né principi che orientino la vita degli individui e della società. Non si riesce a distinguere il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto, il normale dall'anormale. È questa  un'epoca di cecità e di miopia intellettuale,  di regressione culturale e spirituale. Si disprezza la verità, che a nessuno importa più di tanto e che ampi settori guardano con astio e con odio viscerale, cercando di sopprimerla, asfissiarla, soppiantarla o differirla con tutti i mezzi a loro disposizione. Si propalano tutti i tipi di errori e deviazioni. Tutto è oggetto di discussione, si critica, si deturpa e si confuta. Perfino le cose più sacre sono oggetto di burla e scherno. Prevale una completa inversione dei valori. Si fomentano,  coltivano e applaudono come la cosa più naturale del mondo le peggiori aberrazioni e anormalità. Allo stesso tempo si disprezza, ridicolizza, attacca e  si combatte, arrivando perfino a bandirlo, tutto ciò che rende degna la vita: la nobiltà, la bellezza, l'onestà, la bontà. Si difendono con totale impunità, con la maggior sfacciataggine e con irresponsabile parsimonia, le idee più strampalate e nefaste. L'eterodossia è esaltata come forma suprema di sapienza e la stupidità accolta come modello eccelso di intelligenza. Tutto vacilla, minato dal dubbio, dal soggettivismo e dal caos delle opinioni. L'incredulità, l'agnosticismo e lo scetticismo avanzano travolgentemente. Non si crede in nulla, salvo nel denaro,  nel divertimento e nei propri interessi egoistici. L'attivismo frenetico introduce nell'esistenza un fattore di accelerazione, di mobilità estrema, di inquietudine, di malessere  e precipitazione che contribuiscono a complicare e deteriorare sempre più  le cose.
I sistemi sociali, politici ed economici si dimostrano ogni giorno più incerti e instabili. L'instabilità finanziaria scuote i mercati, rendendo impossibile un'economia sana e normale. La disoccupazione, l'inflazione, gli interessi usurai, le fluttuazioni delle monete e i repentini capovolgimenti rovinano le famiglie, le imprese e le nazioni. Le crisi economiche si succedono senza sosta una dopo l'altra vertiginosamente, assumendo una progressiva gravità a causa della globalizzazione dei circuiti commerciali e dei processi produttivi. A questo si aggiunge la progressiva crisi del sistema industriale, che provoca la chiusura di imprese, il ridimensionamento degli organici, le riconversioni brutali, l' impoverimento di intere regioni. Una crisi che, del resto, si annuncia con contorni molto più duri per il futuro; poiché a causa dei problemi energetici, strutturali e altre ragioni di ben diversa natura che lo affliggono - costi, saturazione dei mercati, ecc. - il sistema industriale capitalista si avvia ad un collasso totale, i cui terribili effetti sociali possiamo appena immaginare. L'invecchiamento della popolazione provoca a sua volta un grave squilibrio nella struttura delle classi d'età che in futuro determinerà, di conseguenza, effetti destabilizzanti in futuro in tutte le fasce sociali delle nazioni più sviluppate, particolarmente vulnerabili a questo tipo di problemi: sicurezza sociale, pensioni, lavoro, tasse, educazione. In campo politico, l'instabilità dei governi semina l'incertezza e lo scoramento nei cittadini, rendendo impossibile una politica di ampio respiro. La corruzione si propaga in modo allarmante tra i governi e le classi dirigenti della società, contagiando tutto l'organismo sociale. C'è una crescente perdita di fiducia fra persone e istituzioni: nessuno confida in nulla e in nessuno. Il discredito si estende su organismi, entità e organizzazioni tanto a livello nazionale quanto internazionale. Un senso di impotenza, di indignazione e di apatia invade tutti quanti.
Come avviene in ogni situazione di caos e instabilità, esplode ogni tipo di tensioni e conflitti, che acquistano una virulenza inusitata e che aggravano ulteriormente la confusione e lo squilibrio esistenti. Sorgono conflitti a tutti i livelli: tra nazioni, razze, etnie, regioni, confessioni religiose, generazioni, sessi, classi e categorie professionali. Si assiste ad un'autentica esplosione di brutalità, di crudeltà, di brama distruttiva, di sete di sangue, di voglia di morte e di vocazione omicida. Affiorano i peggiori e più violenti istinti della belva umana. L'odio, il risentimento, l'invidia e la malevolenza rendono impossibile la convivenza pacifica fra gli individui e i popoli. Il culto del successo e l'esaltazione della competizione a oltranza aizzano l'aggressività, già di per sé  molto forte in quest'era di abbandono, di egoismo e di forti passioni. La violenza cresce fino ad estremi inusitati. Le guerre e i conflitti si estendono dappertutto. Mattanze, massacri, assassinii di massa, genocidi e pulizie etniche sono all'ordine del giorno. Si sterminano milioni di persone con sorprendente indifferenza, come se si trattasse di un lavoro di routine o di un normale impegno di governo. Gli scioperi, le lotte di classe e i conflitti sociali di ogni tipo lacerano la vita della comunità. Il terrorismo si propaga come un'epidemia sulla faccia del pianeta: non c'è paese né città  che sfugga alla stretta del terrore pianificato e indiscriminato. Gli attentati terroristici, che appaiono come autentici tratti distintivi  di questa fine di secolo, sono ogni giorno più arditi e con effetti più sanguinari. La delinquenza registra livelli di crescita preoccupanti. I furti, gli assassinii e le violenze aumentano in maniera allarmante, arrivando ad avere in molti casi dei bambini non solo come vittime passive del delitto, ma anche come suoi esecutori e protagonisti attivi. Il crimine organizzato si estende incontrollato in tutte le nazioni: le mafie consolidano la loro forza e vedono aumentare il loro potere, arrivando ad essere il narcotraffico uno dei più redditizi affari del mondo. Il vandalismo delle bande giovanili assedia le città più tranquille e distrugge le vite dei suoi abitanti. La violenza invade perfino i campi sportivi, che si trasformano in sanguinosi campi di battaglia. In questo clima di odio e violenza, i terrificanti arsenali delle grandi e delle piccole potenze, l'invenzione di armi sempre più distruttive, la minaccia della guerra chimica e batteriologica a larga diffusione non disegno propriamente un panorama molto lusinghiero per il futuro. È facile immaginare cosa succederà quando questi pericolosi mezzi di distruzione di massa cadranno in mano di qualcuna delle organizzazioni  terroristiche, le quali oggigiorno proliferano come funghi in tutto il mondo e che sono capaci di tutto nella loro furia omicida.
Sotto l'apparenza di una totale libertà, si vanno affermando raffinati sistemi di controllo, oppressione e repressione mai visti prima. Sono questi,  tempi di schiavitù e tirannia, nei quali la mente totalmente asservita si compiace della sua abietta servitù, ritenendo che le  catene rendano gli esseri liberi ed emancipati come non è mai avvenuto prima nella storia. C'è un'offensiva in piena regola contro la dignità  e  la libertà dell'essere umano. Le macchine, il denaro e la massa impongono il loro potere dispotico e assoluto. L'ossessione consumistica trasforma gli individui in servi della moda e della pubblicità che creano bisogni artificiali. La sessualizzazione della vita  trasforma l'uomo in schiavo del sesso. E lo stesso si potrebbe dire per molte altre cose: la droga, l'alcool, il lavoro, lo sport, il piacere, eccetera. Le ideologie - vero oppio della mente - schiavizzano il pensiero degli individui. L'uomo moderno vive come un posseduto: dominato, alienato, turbato da mille cose; sottomesso a un'infinità di forze esterne che gli dettano il suo comportamento e al cui potere non riesce a sfuggire. La crescente tendenza alla spersonalizzazione propria della civilizzazione moderna, nella quale le astrazioni, le finzioni giuridiche e gli enti anonimi determinano le relazioni sociali, accentua questa tendenza all'alienazione, al dispotismo e alla schiavitù. L'interventismo dello Stato, la crescita mostruosa delle burocrazie, l'aumento della pressione fiscale e l'espoliazione a base di imposte, la cleptocrazia e l'insaziabile rapacità dei governanti vanno riducendo i limiti di autonomia e libera iniziativa di individui e gruppi sociali fino a toccare parossismi che in altre epoche sarebbero stati considerati intollerabili. La regolamentazione burocratica si intromette in tutti gli aspetti della vita e soffoca fino agli ultimi margini di intimità. Tutto questo viene ad aggravarsi per le tendenze livellatrici, egualitarie e collettiviste dominanti, che danno vita a dittature ideologiche alle quali è difficilissimo opporsi. Si vanno imponendo sistemi totalitari che pretendono di controllare la vita, in tutte le sue manifestazioni e forme di espressione, per adattarla ai suoi postulati ideologici. Persino nei paesi che si ritengono fra i più liberali, si stabilisce un sofisticato controllo poliziesco dell'esistenza dei cittadini, i quali non possono fare un solo movimento senza che ciò automaticamente si rifletta in qualche documento o apparato fiscale. Tutti si sentono spiati e controllati in ogni istante. Si incrementano senza sosta i meccanismi e corpi repressivi, di controllo, di ispezione e di sanzione o di correzione. Intense campagne di "lavaggio del cervello" e di "lavaggio del carattere" mantengono, con l'ausilio dei potenti mezzi tecnici della civilizzazione moderna, questo clima di vile e accomodante servilismo per cui il cittadino contribuente e votante è convinto di vivere nel migliore dei mondi e presta il suo entusiastico appoggio al sistema. In quest'epoca hanno un particolare sviluppo quelle che Gabriel Marcel chiamò "tecniche di avvilimento".
Il livello intellettuale della popolazione si abbassa in modo progressivo e spaventoso, così come il suo livello morale, il che la rende facilmente manipolabile e vittima designata di qualunque forma di tirannia. Questa eclisse dell'intelligenza porta con sé un oscuramento dell'anima ed ha come conseguenza un aumento della stupidità e della demenza, dell'irresponsabilità e della pazzia, dell'incoscienza e dell'isteria collettiva. La sapienza diventa inaccessibile per questa umanità stupida e superficiale degli ultimi tempi, posseduta dalla propria cultura e razionalità, certa di essere la più intelligente - o meglio, l'unica intelligente - della storia. Non si comprendono cose, verità e principi, che in altri secoli gente analfabeta comprendeva con chiarezza e senza alcun sforzo. L'irrazionalità imprime il suo sigillo sull'esistenza quotidiana, in questo mondo intellettualmente povero, determinando il comportamento delle persone, le loro opinioni e atteggiamenti, il loro modo di vedere le cose, il loro modo di vivere e di agire, che diventano totalmente irrazionali, viscerali e passionali. Il mondo è sul punto di diventare un grande manicomio. Un simile processo di istupidimento e impazzimento generale è stimolato, fomentato e propiziato in modo cosciente e pianificato dai centri occulti detentori del potere, ai quali interessa  avere a che fare con delle menti docili e servili che obbediscano entusiasticamente - benché, questo si, molto democraticamente - ai suoi dettati e consegne. Non è difficile dedurre l'incidenza che la crisi della ragione e dell'intelligenza hanno nel degrado della vita. La rozzezza, la grossolanità, la volgarità, il plebeismo, la mancanza di rispetto e le cattive maniere guadagnano terreno a grandi passi e travolgono ogni cosa al loro passaggio. L'insolenza e l'impertinenza si ergono a padroni dello scenario culturale e sociale. La volgarità e la mediocrità impongono la loro legge. Scienziati, sociologi e pensatori constatano con trepidazione come si spengono le fonti della creatività, strettamente legate all'intelligenza e alla morale. Si accentua in modo allarmante lo squilibrio psichico, mentale ed emozionale della popolazione. Fenomeno che assegna un posto di rilievo all'esercito di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti e psicanalisti che cresce sproporzionatamente nelle nazioni più avanzate. Conseguenza di quest'impoverimento intellettuale e di questo squilibrio psichico è la straordinaria diffusione che incontrano alla fine del millennio le sette, le correnti occultistiche e le organizzazioni pseudo-mistiche di ogni colore e gradazione, autentiche accalappiapolli. Tutto ciò contribuisce alla destabilizzazione generale, all'incremento della confusione e al trionfo della violenza.
In questa fase crepuscolare, e in conseguenza del generalizzato declivio intellettuale, le religioni subiscono una tale decadenza che le porta a dimenticare la loro più profonda dottrina - il loro nucleo esoterico - e ad accentuare esageratamente gli aspetti più superficiali e contingenti del loro patrimonio spirituale - la loro dimensione exoterica -, il che provoca un grave processo di impoverimento e di ottundimento spirituale. Sorgono così i fondamentalismi e gli integralismi, con la loro sequela di intransigenza, intolleranza e fanatismo, che a volte sfociano nella violenza armata, trovandosi associate in più di un'occasione simili correnti estremiste con il fenomeno terrorista. La religione viene ridotta a un vuoto  moralismo o ad una serie di precetti umanitari che poco hanno a che vedere con la trascendenza e la vera religione. La maggioranza dei leader religiosi, incapaci di accedere alla dimensione sapienziale della loro tradizione, vengono sedotti dallo spirito dei tempi e finiscono per venerare gli idoli dell'epoca. Generalmente non fanno altro che seguire le correnti dominanti e non trovano di meglio per aggiornare la propria fede che convertirla in una specie di messaggio politico-sociale o ideologico, uno dei tanti  fra quelli che abbondano in questi tempi di crisi.
Gli squilibri affliggono seriamente anche l'organismo fisico degli esseri umani, traducendosi nella comparsa e diffusione di malattie di fronte alle quali la medicina moderna si sente del tutto impotente, alcune delle quali vengono considerate "la peste del XX° secolo": cancro, aids, alzheimer, depressione, infarto, stress e affezioni psicosomatiche in generale. E nuove e terribili malattie, dagli effetti imprevedibili, combinati con problemi sanitari prima inconcepibili  - come, per esempio, la mutazione dei virus e la loro immunità ai farmaci finora utilizzati per combatterli - si profilano all'orizzonte, evocando il ricordo delle epidemie  che flagellarono l'Europa in secoli passati, ma con un effetto molto più devastante.
L'instabilità e lo squilibrio propri della crisi si proiettano, infine, sulla natura, sull'ambiente e sull'ordine cosmico. La manifestazione di questa ripercussione cosmica, naturale e ambientale della crisi è il sempre più pressante problema ecologico. L'equilibrio ecologico si è rotto già da molto tempo a causa dell'aggressività predatrice della civilizzazione industriale. E oggi l'umanità comincia a subirne le conseguenze. I dati e le indicazioni che ci giungono giorno dopo giorno sono agghiaccianti: inquinamento e contaminazione dell'ambiente, riduzione della fascia di ozono, distruzione della flora e della fauna, deforestazione e desertificazione, avvelenamento degli alimenti, esaurimento delle risorse naturali, effetto serra, squilibri climatici. L'aria diventa irrespirabile, le acque non si possono bere, i prodotti che si consumano contengono sostanze tossiche. La sovrappopolazione e l'esplosione demografica minacciano di destabilizzare in modo definitivo il pianeta, prosciugando le già decimate risorse naturali e creando nuove e pericolose tensioni. Gli intensi movimenti migratori e le ingenti masse di profughi  per cause belliche, ecologiche o di qualunque altro tipo - si calcola che tra breve ci saranno quasi 30 milioni di esseri che saranno stati costretti ad abbandonare i loro paesi di origine - costituiscono un ulteriore fattore destabilizzante, che può accompagnarsi a fenomeni come la fame, le epidemie e i conflitti razziali. E se questo non bastasse, la proliferazione di armi atomiche, i disastri nucleari, le fughe radioattive, l'emissione incontrollata di radiazioni e la dispersione di scorie radioattive - i rifiuti radioattivi che si gettano incoscientemente in fondo al mare - vengono ad oscurare ulteriormente il panorama.
A tutto ciò si aggiunge una significativa moltiplicazione dei disastri naturali in questo fine secolo: terremoti e movimenti sismici, eruzioni vulcaniche, inondazioni di immani proporzioni, incendi devastanti e dalle terrificanti dimensioni, uragani di una violenza finora sconosciuta, spaventose siccità, piaghe che non è possibile combattere. Catastrofi tutte queste che, secondo i pronostici degli esperti, andranno aumentando in futuro, sia in frequenza sia in intensità, il che moltiplicherà in modo esponenziale i loro effetti distruttivi. Il quadro cosmico si destabilizzerà continuamente. Sembrerebbe che la Terra voglia così vendicare gli oltraggi subiti nel corso degli ultimi secoli per mano di un'umanità vorace, ostile e senza scrupoli. Non è affatto strano che in una simile atmosfera sorgano ovunque gruppi e movimenti che bandiscono l'approssimarsi della fine del mondo, contribuendo così ad aumentare l'ansietà, la confusione e lo squilibrio psichico che dominano l'ambiente.
E tutti questi sintomi, lungi dal diminuire, si acutizzano col passare del tempo. I mali e i problemi che affliggono l'umanità attuale, non solo non diminuiscono né si attenuano, ma aumentano e si aggravano di giorno in giorno. Compaiono per di più problemi nuovi, qualcuno dei quali molto preoccupante. Ogni giorno che passa nasce un nuovo problema che non si era preso in considerazione e di fronte al quale non si sa che atteggiamento assumere. Non bisogna dimenticare, d'altra parte, l'accelerazione che subiscono gli avvenimenti in questi ultimi tempi.
Non si era mai vista l'umanità davanti a una crisi di simili proporzioni. Nessuno prima d'ora ha dovuto affrontare un tale cumulo di minacce e di tale ampiezza. E nessuno era mai giunto all'appuntamento col destino tanto indebolito interiormente.  La confluenza di problemi come la droga, la disoccupazione, l'aborto, l'immoralità e la corruzione, la delinquenza, il terrorismo, l'aids,  la degenerazione e il rimbecillimento della gioventù - fenomeni tra i quali esiste un innegabile nesso causale -, mostra molto chiaramente che la società moderna è gravata di una mortale infermità che interessa il suo stesso tessuto connettivo. Un'infermità che ora entra nella sua fase terminale.
Certamente, non  tutto  nel panorama offerto dall'attuale fase storica è negativo. Ci sono settori sani della società che si vanno risvegliando alla realtà e prendendo coscienza dei problemi, delle loro connessioni e delle loro vere radici. Sono individui e gruppi che cercano di dare una risposta soddisfacente a questa situazione di crisi e che sono disposti a fare tutti i sacrifici che tale risposta esige. Come principale fattore positivo del momento attuale, bisogna evidenziare la rinascita della spiritualità. Il fallimento della civilizzazione materialista sta propiziando un risveglio religioso, un interesse crescente per tutto ciò che è in relazione col mondo della trascendenza e una ricerca delle fonti più intime della sapienza esoterica, sia d'Oriente che d'Occidente. Mai fino ad ora erano state espresse con tanta chiarezza e messe alla portata di chiunque desideri conoscerle, le più profonde verità delle diverse tradizioni dell'umanità. Disgraziatamente, questo risveglio religioso e spirituale è contrastato dal proliferare di ogni tipo di sette, movimenti neo-spiritualistici e correnti pseudo-esoteriche(teosofismo, occultismo, spiritismo, satanismo, eccetera) che in fondo non sono altro che un'inversione della vera spiritualità e che si profilano come la manifestazione culminante del caos. In generale, la realtà spirituale viene sostituita dal mondo dello psichismo, i fenomeni paranormali e ogni tipo di stranezze che non oltrepassano il piano del puramente fenomenico. Però, lasciando da parte queste aberrazioni, nel seno delle religioni ortodosse e specialmente in certi nuclei scelti, si constata un autentico risveglio che porterà come conseguenza la loro rinascita e il loro autentico rinnovamento, evitando gli eccessi e i limiti del fondamentalismo. La qual cosa apporterà una nuova sapienza spirituale a questo mondo che ne ha tanto bisogno.

2. - Conclusione dell'attuale processo

Tutti intuiscono che ci troviamo alla vigilia di un cambiamento radicale. Ma quello che si approssima è un mutamento molto più profondo di quanto generalmente si immagini. Non si tratta semplicemente del passaggio da una fase storica a un'altra, come quella che si ebbe con la transizione dall'Età Media all'Età Moderna, o con lo scoppio della Rivoluzione francese o l'introduzione della meccanizzazione. Non è nemmeno un semplice cambio di mentalità quello che si delinea all'orizzonte. È molto di più: è il passaggio da un ciclo a un altro che abbiamo davanti; è un manvantara o ciclo cosmico e umano quello che finisce. Ci troviamo in un punto critico del millenario divenire umano. Stiamo vivendo il crepuscolo della civilizzazione che ha dominato il pianeta durante gli ultimi secoli, la fine di tutto un mondo. E con questa civilizzazione che giunge al suo tramonto, si chiude anche il manvantara o ciclo evolutivo dell'attuale umanità, che, secondo i calcoli e le indicazioni di autorevoli esponenti della sapienza tradizionale, ebbe inizio circa 65 millenni fa, intorno al 63.000 a. C., nel mitico Continente iperboreo, la "Terra del Sole" dell'estremo Nord, il Paradiso terrestre della Bibbia.
Sia i sintomi del momento attuale sia gli insegnamenti della conoscenza sacra millenaria e universale, concordano su questo punto. Tutto indica che ci approssimiamo a una soluzione finale, la cosiddetta "fine della storia", anche se quest'espressione la si deve intendere in un senso molto differente da quello che le attribuisce Francis Fukuyama. Secondo la dottrina ciclica tradizionale, siamo già entrati nel periodo finale del Kali-Yuga, l'ultima delle quattro fasi o età in cui si divide il ciclo. La fine di questa "età oscura", d'accordo con le indicazioni di detta dottrina, avrà luogo all'inizio del prossimo millennio, intorno all'anno 2000 - approssimativamente tra il 2010 e il 2050 -. Una volta terminato questo ciclo, la cui fine verrà accompagnata da grandi cataclismi di ogni tipo, comincerà un nuovo ciclo che, come avvenne col ciclo in cui attualmente ci troviamo, si aprirà con una "Età dell'Oro" in cui troveranno la loro piena realizzazione i più puri e alti valori umani, in armonia col Tutto universale e col Principio divino. Quello che i segni dei tempi attuali annunciano non è, dunque, la fine del mondo, ma la fine di un mondo. È la fine del mondo costruito dalla moderna civilizzazione razionalista, individualista e materialista, inumana e innaturale, che ebbe inizio nel Basso Medioevo e nel Rinascimento, e che giunse all'apice con la cultura dei secoli XVII e XVIII, di cui sono diretti eredi i sistemi politici, sociali, economici e ideologici attualmente dominanti nel mondo. Dalle rovine di questo mondo che crolla, emergerà un mondo nuovo più splendente e raggiante, avvolto in quest'anelito di pienezza, di pace e d'armonia, che va associato all'espressione "Età aurea".
Questa visione non coincide, tuttavia, con quella propugnata da correnti come la cosiddetta New Age, che pensa che stiamo già entrando in questa "Nuova Era" annunciata dai miti e dalle tradizioni dell'umanità. L'ottimismo di quanti credono di vedere nei sintomi della situazione attuale l'alba di una "Nuova Era", è lungi dall'essere giustificato e risulta perfino grottesco. Quest'ottimismo, che confonde i sintomi del caos e della decadenza con i segni del rinnovamento futuro, costituisce un ulteriore segno dei tempi di confusione che viviamo e che vengono annunciati dalle profezie di tutte le religioni ortodosse. Si confonde la realtà coi desideri;  si crede di vedere quello che si desidera vedere. La mancanza di un corretto orientamento dottrinario impedisce di giudicare e valutare correttamente le situazioni e le idee a cui si va incontro. Il bombardamento propagandistico sopperisce alla chiarezza intellettuale e crea  miraggi ineludibili in quest'ora di angoscia generalizzata.
Sicuramente ci si prospetta un triste orizzonte, tanto oscuro quanto queste maree nere - simbolico segno dei tempi - che invadono mari e oceani sempre con maggior frequenza e con effetti sempre più devastanti. Non per nulla l'espressione  Kali-Yuga vuol dire "età oscura". Ma tra questi neri nuvoloni dell'orizzonte più immediato, si profila un orizzonte più lontano promettente e confortante, liberatore, pieno di luce, risplendente come l'oro. Orizzonte che sarà reso possibile grazie a gruppi umani, autentiche élite o minoranze spirituali, che, incarnando la vera spiritualità con tutta la sua forza rinnovatrice, apriranno la via che conduce alla nuova era.
A poco a poco - e questo è un altro dei segni che fanno ben sperare in  questo periodo oscuro - si vanno costituendo qui e la,  in modo a volte quasi impercettibile, i nuclei della nuova élite dirigente che dovrà guidare i passi dell'umanità verso il mondo nuovo. Sono i portabandiera della luce e della libertà nell'era delle tenebre e della schiavitù. "I guerrieri dell'Arcobaleno", come li chiamano certe profezie dei pellerossa del Nord America, disposti a combattere per il rinnovamento del mondo, per la pace e l'ordine dell'intero Creato. Gli araldi di una nuova cultura, più autentica, giusta e armoniosa. I comandanti che devono pilotare la nave della civiltà in quella che l' I Ching chiama «la traversata delle grandi acque», mostrando il cammino che conduce «all'altra riva».
In Occidente, luogo d'origine dell'attuale disordine, questa nuova minoranza dirigente avrà come compito quello di evitare che la sfibrante civilizzazione occidentale moderna trascini nel suo crollo e sprofondamento finale l'Europa e il mondo occidentale in blocco. Vale a dire: fare in modo che la profonda crisi di fine millennio si risolva non in una distruzione definitiva dell'Occidente, ma nella sua rinascita spirituale e culturale. E per questo è indispensabile che l'Occidente si riscopra a se stesso, recuperi la sua perduta memoria spirituale e si svegli dalla sua amnesia suicida.

3. - Orientamenti pratici

La cosa più importante in quest'ora decisiva della storia umana è guardare in modo realistico la situazione. C'é chi crede che diagnosticare i mali esistenti e mostrare il cammino che ci conduce al suicidio significhi incorrere in un atteggiamento pessimista, catastrofista o allarmista, che può avere solo effetti demoralizzanti e propiziare un disfattismo tanto condannabile quanto pregiudiziale. Ma vedere le cose con obbiettività, in sintonia con la verità, è l'unico modo sensato e adeguato di affrontare i problemi. La peggior cosa che si possa fare in momenti difficili è ingannarsi, fare una diagnosi errata, giudicare le cose alla luce di un pensiero debole o vagheggiante. Non c'é modo migliore per fallire, del dare una risposta sbagliata alla sfida che pone la crisi, dell'adottare l'atteggiamento dello struzzo, rifiutandosi di guardare il pericolo che si ha davanti - ricorrendo a formule vane e a frasi fatte, come per esempio, sostenere che quelli che abbiamo sotto gli occhi non sono altro che i sintomi di una semplice "crisi di crescita" - o, il che è forse peggio, nutrire illusioni infondate, vedere le cose come si vorrebbe che fossero e incoraggiare falsi atteggiamenti di superficiale ottimismo.
La situazione è gravissima ed esige un'impostazione del massimo rigore. Per dare una risposta adeguata e corretta, si impone un atteggiamento coraggioso che guardi le cose così come sono, senza sotterfugi né tergiversazioni; una visione di totale coerenza e radicalità, che non si arresti di fronte a nulla e vada alla radice del problema. Tutto il resto è rattoppare o agitarsi inutilmente. La parola greca krisis vuol dire "giudizio", "prova" o "decisione". Un giudizio che può risultare di condanna e portare con sé la pena di morte o che può, al contrario, condurre ad un esito affermativo, restituendo la vitalità e la salvezza, come avviene nella risoluzione positiva della crisi in una malattia. Dall'atteggiamento che adottiamo dipenderà il modo in cui si risolverà questo giudizio o questa prova.
Tre direttive si impongono per superare la crisi e fare fronte in modo creativo alle sfide che il presente momento storico e cosmico propone:
Prima: assumere un impegno incondizionato con la Verità. La terribile crisi che subiamo ha la sua origine ultima nel disprezzo per la Verità. Solo invertendo questo processo, restituendo alla Verità i suoi diritti, potremo rimontare l'attuale situazione di caos e aprire una via verso la ricostruzione futura. La nuova "Età dell'Oro" sarà un' "Era della Verità e dell'Essere": Satya-Yuga, nella terminologia sanscrita (da Sat = Essere, Satya = Verità). Dobbiamo essere disposti a fare tutti i sacrifici che la Verità esige da noi. Dobbiamo convertirci in ricettacoli sottomessi e in fedeli servitori della Verità, assoggettando ad essa i nostri pregiudizi e le nostre opinioni individuali.
Seconda: non contribuire per nessun motivo e in nessun modo al disordine imperante; non aumentare ulteriormente la confusione e lo squilibrio, che si alimentano con l'errore, l'inganno e la menzogna, camuffate molte volte sotto la maschera delle mezze verità, della deformazione e manipolazione interessata della verità, della demagogia con parvenza erudita o il lancio di idee capricciose e arbitrarie. Agire con la massima responsabilità, sagacia e prudenza, avendo sempre come riferimento e punto di vista il servizio per la Verità.
Terza: intraprendere un'intensa e perseverante azione spirituale; portare a termine un profondo lavoro di trasformazione interiore. L'unica risposta valida alla terribile crisi attuale è la costruzione personale. Il modo migliore per preparare il cammino verso la nuova "Età dell'Oro" è preparare noi stessi per il suo avvento, rendendola possibile nel nostro stesso essere. Dobbiamo creare nella nostra vita e nell'ambiente che ci circonda le condizioni di pace e armonia che saranno la caratteristica distintiva del rinascimento venturo.
                                                                                 
Antonio Medrano

(da Heliodromos n. 12 - Inverno 1998)