Il senno del poi... Stampa
Sul numero 24 della vecchia serie di Heliodromos, uscito nel dicembre del 1985, pubblicavamo una lettera, con relativa nostra risposta, firmata da Fabio Granata e da un suo sodale, in cui ci si attaccava per una “riflessione” (Sbirri e figli di sbirri) apparsa sul precedente numero 23 della rivista, dedicata all’uccisione dell’autonomo padovano Pietro Greco da parte dei carabinieri. Vogliamo riproporla, a distanza di 25 anni, per fornire utili elementi di riflessione ai lettori del nostro sito, per meglio inquadrare la figura di quello che nel frattempo è diventato l’onorevole Fabio Granata, e della sua “coerenza” lungo il corso degli anni. Oltre a voler evidenziare – consentitecelo, con una punta di orgoglio! – le nostre capacità “profetiche” di allora sulla futura evoluzione umana e ideologica del nostro.
 
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Preg. amici di “HELIODROMOS”; ci troviamo costretti, e non senza rimpianti, a non usare il “camerati” di… rito, ma nell’ultimo numero del vostro bollettino siamo stati diffidati dal farlo, pena l’espulsione a vita (anche se non si è capito bene se ciò è già avvenuto o meno) da un certo “ambiente” che pare allargarsi o restringersi come l’universo di Einstein.
Ciò che maggiormente ci ha colpito nel vostro ultimo numero è stato un articolo della rubrica RIFLESSIONI, dal gustoso titolo: “Sbirri e figli di sbirri”, un grazioso eufemismo per indicare i componenti del Fronte della Gioventù e per permettere all’autore (ma ce ne sarà uno? L’articolo è privo sia di senso che di firma) alcune violente tirate contro il MSI ed il FDG in particolare.
Il pezzo prende spunto dall’assassinio di Pietro Greco “autonomo padovano”, che viene giustamente considerato dall’autore (??) un “nemico dello Stato”, giustiziato dai carabinieri (“rappresentanti ufficiali dello Stato”) in omaggio alla consumata formula “democratica” dell’eliminazione del “pericolo”.
Tutto ciò non può che farci piacere, in quanto significa che una certa linea politica e di pensiero, si è propagata e solidificata in ogni “sfaccettatura” del nostro “poliedrico ambiente”. La linea è quella che si è manifestata attraverso il continuo esercizio di un dibattito
su “forme”, “idee”, e “posizioni” che quotidianamente forniscono la linfa vitale all’“ambiente” (modo strano di autodefinirsi, ma ciò fa piacere a chi non vuol sentirsi né “costretto” né “impegnato”).
Siamo quindi estremamente lieti di poter verificare che la vostra presa di posizione sull’omicidio Greco corrisponda “ in toto” a quella adottata da MILITIA (giornale molto comune ed apprezzato tra i tipi del FDG) in occasione dell’omicidio (anch’esso di stato) dell’autonomo romano Valerio Verbano e datato 19 Dicembre 1979. L’unica cosa che al limite può far riflettere l’autore (sempre che esista) del già citato “sbirri e figli di…” è che a suo tempo il pezzo su MILITIA fu vergato da un ex camerata (ma la definizione è e rimane solo vostra) affetto da “ipertrofia dell’io” (malattia che pare essere molto più pericolosa dell’AIDS di moda), tal Tarchi Marco da Firenze.
Tutto questo giro di date, ricorsi, nomi e fatti, vuol solo dimostrare che il Fronte si è impegnato massicciamente in certi discorsi, a tempo debito e non sospetto ha riconosciuto i propri errori comportamentali (laddove ve ne sono stati) ed ha tentato (felicemente per noi, ma si sa ognuno può dir la sua) di porvi rimedio.
È riuscito cioè ad infrangere la paralizzante barriera degli opposti estremismi, ad uscire dai cliches che quotidianamente si sono rovesciati su tutti noi. Quest’azione si è basata sul dialogo interno, sulla diversa esperienza umana e culturale (quale esperienza più bella del libro “C’eravamo tanto a(r)mati”?, sino ad arrivare allo “scontro” (costruttivo anch’esso) verbale.
Tutto questo ha portato un ambiente verso una consapevolezza politica ed una crescita culturale, impensabile qualche anno addietro. C’è stato anche chi ha preferito autoescludersi dal “dialogo-dibattito”, che ha scelto di rinchiudersi nella conventicola e che ha considerato lo “scambio culturale” una eresia.
Ognuno si sa, è padrone (o forse vuol solo esserlo) di sé, ed è parimenti libero di assumere qualsiasi posizione; il nostro consiglio a costoro è, come fu allora, quello di rileggere a mente sgombra il “messaggio” di Julius Evola, di colui che non volle mai essere chiamato maestro… che aborriva la conventicola…che nel mondo, contro il mondo, voleva AGIRE…!!!
Ma gettando dietro le spalle vecchie polemiche atteniamoci ai nuovi fatti. L’ormai famoso “sbirri e figli di…” continua dopo lo sdegno iniziale contro lo stato, a sconcertarsi per due scritte inneggianti alla DIGOS, “targate” Croce Celtica. Con impensabile arguzia, l’autore (??) deduce da queste scritte la sintomatologia di un perfetto allineamento del FDG con il Regime e diagnostica con professorale (e saremmo spinti a scrivere: “clericale”) certezza la “miopia” del Fronte stesso.
L’assurdità della cosa, meriterebbe il Tradizionale silenzio sdegnoso di Lao-tsu, ma si sa, in tempi di democrazia si ribatte a tutti ed a tutto, perché lo sdegnoso-silenzio viene scambiato dagli “uomini moderni” come assenso o chissà che!!
L’autore (??) viene talmente turbato dalle scritte, da riflettere appena un istante sul carattere provocatorio delle stesse, e ripudia immediatamente il sospetto che a disegnare “un cerchio ed una croce”, possa essere qualsiasi cittadino sopra gli 8 anni.
Noi non crediamo che alcun militante del Fronte che abbia vissuto le esperienze pluriennali, di un ambiente in crescita ed in movimento, possa uscire la notte a ringraziare polizia o carabinieri; se poi qualcuno l’ha fatto, la stupidità e l’inutilità ricade esclusivamente sul suo gesto e non sull’intero movimento.
La nostra immagine esterna è sufficientemente solida, ed a crearla sono stati i nostri Riferimenti culturali, le nostre prese di posizione sulla carcerazione preventiva, in politica estera, sulla…(quale testimonianza migliore degli articoli su Linus o delle varie incursioni di quotidiani e settimanali nel nostro “ambiente”?).
“Ognuno ha il diritto di essere scemo” recitava il buon Totò, cerchiamo di non esagerare; perché è una gran bella esagerazione dedurre allineamento da due scritte semi-anonime e la “deduzione frettolosa è figlia della democrazia” asseriva Chesterton (e nel nostro ambiente non ci pare che quelli “democratici” siano proprio dei “nobili natali”).
Vi ringraziamo per l’integrale pubblicazione della lettera, il cui unico scopo è quello di precisare che ciascuno di noi è sempre pronto al dialogo chiarificatore piuttosto che all’insinuazione (anch’essa figlia della democrazia) o all’insulto.
Nella speranza che i nostri intenti vengano considerati nella loro identità vi porgiamo i nostri saluti… e per favore niente anatemi alchemici sulle nostre teste.

Fabio Granata e Franco Scarfì
Siracusa
 
Certamente non potevamo esimerci dal pubblicare integralmente la vostra lettera; anzitutto perché ce lo avete chiesto esplicitamente, e avete fatto bene. Voi sapete abbastanza bene, in quanto fa parte dello “stile” democratico, come si può alterare il senso proprio di uno scritto combinando “sapientemente” alcuni brani di esso. Infine perché abbiamo capito che tenevate tanto alla sua pubblicazione, dal momento che ci avete fatto recapitare ben due esemplari della stessa lettera, uno per posta e l’altro a mano.
Intanto constatiamo con vivo piacere che il F.d.G. di Siracusa si è dato all’attivismo. Scrivere una lettera di quasi tre cartelle, quando non si è ancora nell’imminenza di una campagna elettorale, sicuramente deve essere stato uno sforzo grosso… Ma si sa, quando c’è una fede si trova,talvolta, anche la volontà! Immaginiamo che per l’occasione si sia avuta una mobilitazione generale per alternarsi alla macchina da scrivere, ma alla fine il rospo è stato tirato fuori.
Il risultato è qui, in questa lettera, sotto gli occhi dei nostri lettori e potremmo tranquillamente dire che la lettera si commenta da sola. Tuttavia qualcosa dovremmo pur aggiungerla, anche per non deludere, dopo tante fatiche, le attese dei nostri incauti interlocutori, i quali hanno la presunzione di credere che l’ambiguità delle parole e l’impegno di coloro che con perfetta sincerità operano siano la medesima cosa.
Un atteggiamento veramente strano e incongruente è il vostro, difendete il “fronte” interno utilizzando le trincee più avanzate di coloro che se ne stanno fuori dal vostro Fronte della Gioventù. Infatti è chiaro, e a tutti noto, che sia l’autore del pezzo a suo tempo apparso su “Militia”, sia l’autore di “C’eravamo tanto a(r)mati” non solo sono fuori dall’M.S.I. e dal F.d.G., ma fino ad ora le loro posizioni sono state fortemente critiche sia verso il M.S.I. che verso il F.d.G., e questo è facilmente rilevabile proprio negli scritti da voi citati. Allora con quale criterio logico affermate: “Tutto questo giro di date, ricorsi, nomi e fatti vuol solo dimostrare che il Fronte si è impegnato massicciamente in certi discorsi”. Bisogna pur dire che neanche un modesto
avvocatuccio di provincia sarebbe così sconsiderato da usare gli argomenti dell’accusa per patrocinare i suoi clienti, nemmeno se avesse il cervello di una gallina.
Se in altre riviste una posizione ante litteram è stata presa contro gli omicidi di stato a noi non può che fare piacere; voi invece dovete dirci quali sono stati nei confronti degli omicidi di stato le posizioni ufficiali e documentabili del M.S.I. e del F.d.G.; non diciamo per la morte di giovani della Sinistra, ma verso quelli della stessa Destra, come Nanni De Angelis e altri.
Ma con quale faccia i dirigenti frontini ci vengono a parlare di “immagine esterna sufficientemente solida”? In quale scuola serale hanno ottenuto questa sufficienza, se è noto a tutti l’allineamento in favore della pena di morte, filo-americano, filo-israeliano e, in sostanza, a sostegno del regime del segretario –Delirante – del loro partito, dal quale mai hanno preso le distanze? Non insistiamo qui sul collegamento F.d.G.-Regime, perché su un numero passato di questa rivista è già apparso uno scritto che affrontava l’argomento (Cfr. Heliodromos n. 17, Il F.d.G.: uno strumento del Sistema), e a questo rimandiamo i nostri lettori.
Per quel che riguarda le scritte murali, alle quali faceva riferimento la riflessione apparsa sul precedente numero di Heliodromos, è bene precisare che queste sono state giustificate dai frontini padovani col dire che “in fondo Pedro era un compagno che rompeva”, quindi l’autore della nota non “deduce”, ma si attiene a fatti concreti e verificabili anche se conviene, almeno in questo, con i due interlocutori nel ritenere che lo sviluppo mentale degli autori delle scritte non possa superare quello di un bambino di 8 anni.
Il fatto è che alcuni elementi che oggi appartengono ad Heliodromos sono passati per le file del Fronte, e per ciò conoscono molto bene l’aria che in quell’ambiente si respira e la mentalità che vi alligna, per cui l’autore (!!) della riflessione avanzando quell’ipotesi, rivelatasi fondata, andava
sul sicuro.
Si direbbe che gli autori della lettera conoscano il nome di Evola, visto che lo citano, anche se a sproposito. Questo è un buon segno: vuol dire che hanno finalmente concluso la lettura dell’opera omnia di Gentile e Plebe, in cui li avevamo lasciati impegnati ai tempi della “comune” militanza! Ma temiamo che non troveranno in nessuna delle pagine evoliane una giustificazione per l’arrivismo politico, la fame di carriera e l’ossessione elettoralistica. E qui siamo costretti a ribadire un’antica e precisa posizione ed di noi di Heliodromos, la quale vuole che non si confonda mai la retorica delle vuote parole con i fatti concreti. Non si comprende, infatti, come gli autori di questa lettera possano parlare con “sdegno” della democrazia, quando questa fa parte delle loro attività quotidiane. Uno dei due è un consigliere comunale “democraticamente” eletto nel comune di Siracusa; la pratica democratica fa parte delle sue attività di consigliere e si sa come essa comporti demagogia, compromessi e piccolo cabotaggio, tutte miserie in cui non vogliono degradarsi nemmeno gli uomini del Partito Radicale, che oltretutto, con ragione, possono vantare titoli di ultrademocratici. Siamo al vecchio equivoco della destra missina, la quale raccoglie adesioni degli antidemocratici per convertirle in voti per il sistema e per le piccole ambizioni dei furbetti di turno.
Noi apprezziamo la polemica, in quanto riteniamo che possa svolgere una funzione stimolante in un ambiente stagnante e pigro; ma la polemica deve giovare a migliorare la contrapposizione di proposte, anche se presentate con passione, giammai deve alimentare la meschineria, perché meschineria è parlare di “conventicola”. Su questo punto dobbiamo dirvi che siete proprio dei dementi, e ci auguriamo che non siate tanto scemi da non prendere il termine nel
suo significato più aderente (de-mente), cioè di coloro che non sanno tenere in mente. Infatti, un vostro maggiore senso della realtà avrebbe dovuto richiamare alla vostra memoria tutti quegli atti concreti e visibili, che hanno caratterizzato il nostro impegno verso l’esterno. Pubblichiamo questa
rivista con diffusione nazionale; stampiamo Sioux, un bollettino rivolto ai giovani militanti; ci siamo fatti promotori, in occasione del 40° anniversario della caduta di Berlino, di un manifesto a diffusione nazionale; in tutte le scadenze elettorali ci siamo impegnati con manifesti e volantini per
la scheda bianca; abbiamo fatto una campagna contro l’installazione della base missilistica di Comiso; abbiamo svolto attività colturale con mostre itineranti, vendite librarie e proiezioni di film, ad alcune di queste proiezioni siete stati invitati ad assistere proprio voi; a Catania addirittura alcuni
film li abbiamo proiettati nella sede del F.d.G.; ogni anno per il 21 Aprile organizziamo una manifestazione alla quale anche voi siete stati invitati. Volete definire tutto questo “conventicola” o, come è onesto che sia, azione e impegno? Piuttosto non è proprio questo costante operare che rapportato alla vostra inerzia, vi rende malevoli verso di noi?
In verità per operare con efficacia, anche sul piano esclusivamente politico, è indispensabile informare il proprio essere secondo il principio dell’azione impersonale. Ma è evidente che le nature umane non possono essere cambiate, al massimo migliorate. Ma se uno certe predisposizioni non le ha, nessuno potrà dargliele!
Il processo aggregativi attualmente in atto nell’ambiente – che si misura sul piano concreto dell’azione ben indirizzata – deve fra l’altro porsi il problema di spazzare il campo dagli equivoci e potare i rami secchi che ne pregiudicano la crescita. Si tratta, quindi, di smascherare anche quella dirigenza frontina che ha saputo solo suscitare il disgusto per l’impegno e la militanza in troppi giovani di qualità.
Uno slogan, purtroppo sempre attuale, recita: “fuori i camerati dalle galere”. Esso tende a recuperare alla lotta elementi validi, impossibilitati dalla loro condizione di reclusi ad esprimere al massimo le potenzialità rivoluzionarie insite nella loro natura. Applicando un’analogia per nulla azzardata, crediamo sarebbe opportuno affiancare a quello di sopra un nuovo slogan: “fuori i camerati dal Fronte della Gioventù”.

Heliodromos