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Il volo delle fate

Il nostro amico Antonio Medrano, dall’inizio dell’emergenza pandemica che da oltre un anno ci costringe tutti quanti alla reclusione forzata ha inaugurato in Spagna un ciclo di conferenze settimanali tramite il collegamento su una piattaforma web,  provando così a rimediare all’impossibilità dei ben più efficaci costruttivi e opportuni incontri in presenza, precedentemente da lui regolarmente tenuti a Madrid ad un ristretto e qualificato “cenacolo” di fedeli ascoltatori, con una importante presenza femminile. Col presente scritto Medrano riesce a trasmetterci il clima e il contesto di questi incontri, giustificandolo con le seguenti parole: «Questo testo è stato scritto e inviato il giorno seguente a quello della conferenza e riunione su “Missione, vocazione e destino”, come ringraziamento ai partecipanti a questa riunione, che sono riusciti a creare un’atmosfera accogliente e calda dove le idee fluivano in modo agile, cristallino e luminoso. Per meglio comprendere il testo, conviene segnalare che la parola “fata” è il femminile di “Fato”, la Sorte o il Destino, così come se dicendo “le fate” potessimo usare anche le espressioni “le sorti” o “i destini”».


Ieri è stata per me una giornata memorabile, grazie a tutti voi, che assistite agli incontri di ogni sabato. Riflettendo dopo, mi sono reso conto che il nostro incontro era stato la conferma pratica di quanto avevo esposto in forma teorica. La presenza delle fate e dei fati è stata evidente, con tutta la sua influenza fatale, cioè, illuminante, emozionante e benefica.

Mi sono visto e sentito circondato da tante stelle, fate e fati, che mi illuminavano con la loro luce, traboccante di verità, bontà e bellezza. Tramite tutte queste stelle che rilucevano di splendore personale uno si sentiva accompagnato, avvolto e confortato, come se attraverso esse giungesse la Voce del Destino, il messaggio dell’Alto Fato, inviando la sua forza ispiratrice. Ho sperimentato in queste ore la carezza e l’incantesimo delle fate, così come il tocco delle loro prodigiose e miracolose bacchette magiche.

Le fate sono le inviate ed emissarie del Fato, dell’Alto e Sublime Fato. Sono le messaggere del Cielo, portatrici o trasmettitrici della Grazia: folletti alati, maghe, grazie, angeli e angeline, ninfe, silfidi, naiadi, nereidi, valchirie, yaksha benefattori, fravashi liberatrici, dakini attizzatrici del buon desiderio, esseri femminili che compaiono per infondere coraggio e aiutare chi ne ha bisogno, per assistere tutti coloro che camminano o navigano per le terre o i mari dell’esistenza.

Ci appaiono come maghe o fate portatrici della buona e positiva fatalità. Fautrici o autrici collaborative del Fato (Fat in catalano, Fate in inglese), che favoriscono chi è sotto la loro protezione. Non sono “donne fatali”, nel senso peggiorativo che assume questa espressione nel linguaggio parlato, donne che portano alla perdizione gli uomini (come le sirene del mito, che cercano di far naufragare il navigante coi loro malefici e i loro ingannevoli e seduttivi canti), ma donne provvidenziali o benefiche (il contrario di sadiche, come sono le mitiche e funeste sirene), e anche donne guide: donne che guidano, salvano ed innalzano; donne che seducono in senso sublime, catartico e purificatore.

Donne “fanali”, invece di fatali, cioè, donne-faro o donne-torcia, perché irradiano e diramano luce, come risplendenti lampade o piccoli fari che illuminano il cammino orientando il viandante o il navigatore. Donzelle pure che si dedicano a tutto il buono, nobile e sano: fatali solo nella misura in cui mantengono positiva e favorevolmente, dandogli un profondo senso, la fatalità dettata dal Fato o Destino.

Le fate sono l’antitesi delle streghe, le negromanti o maghe nere, le arpie, le maligne sirene, le furie, le basilische e dragone, le vipere con sembianze umane, le belve feroci che tanto abbondano nelle moderne jungle d’asfalto. Esseri maligni che logorano, sviano e corrodono le energie degli esseri umani e fanno tutto il possibile per degradarli e avvilirli.

Sono dame, padrone o agili signore (dones in catalano, donne in italiano), belle femmine piene di potere magico, che sono un dono dell’Alto, che ci giunge in modo grazioso e gratuito. Sono esseri di luce, forze incantatrici, scintille di fuoco celestiale, piene d’amore e sapienza, che risvegliano e potenziano la speranza, che illuminano il nostro cielo personale. Apportano ispirazione, orientamento, benedizione, consolazione, sollievo, pace (Irene in greco) [1], attenzione, compassione, allegria, gioia, sostegno e perfino cura e guarigione. Curano le ferite che il viandante (o la viandante) ha sofferto nella sua lotta e nel suo tormentato percorso.

Appaiono spesso, quando meno te lo aspetti, pronte a soccorrerci. Vengo in aiuto dell’Eroe o dell’Eroina che percorre il cammino della sua missione, che avanza e lotta per compiere il proprio destino dedicandosi al mandato del Fato. Discendono dall’Alto con la loro bacchetta magica per risolvere e rimuovere gli ostacoli che il viandante incontra sul suo cammino, così come per respingere le insidie delle forze del male e delle tenebre. Sono sempre portatrici di una energia augurante, organizzatrice, rinnovatrice e restauratrice.

Possiamo vedere in esse le opportunità, i successi, le cose e le persone che appaiono e intervengono nella nostra vita, in modo talvolta quasi impercettibile e apparentemente casuale o imprevista, senza che ce ne rendiamo conto né sappiamo vederlo o considerarlo, per darci un aiuto o un ausilio nel nostro vagare terreno.

E tutto questo vale sia per i fati che per le fate: donazioni o doni (come potrebbero essere Don Coraggio, Don Ausilio, Don Amore, Don Tesoro, Don Appoggio, Don Umore o Don Plauso), esseri gentili, soggetti misteriosi carichi di grazia e leggiadria (con aria di dono e regalo: da qui la parola don-aire; aria che si dà per animare le grandi imprese), donanti o donatori, piccoli angeli custodi, gnomi alati, elfi o folletti che accompagnano e aiutano, kami illuminatori del cammino (i kami dello Scintoismo giapponese), amici gioviali e radiosi, luci che brillano in alto (compagni delle stelle che guidano lungo il sentiero vitale e fedeli servitori della nostra Stella personale, missionaria e vocazionale).

Sia le fate che i fati si presentano circondati da un’aura che li distingue, anche da lontano. Non è a caso la somiglianza fra le parole “hado” [2] e “halo” [3]. Si tratta di un’aureola, un disco o cerchio luminoso che emana uno splendore speciale, nel quale si manifesta la sua natura saggia e amorosa.

Le accompagna anche un soffio lieve, un dolce effluvio che è unito a questa aura o nembo così splendente. È una brezza carezzevole, un “soffio soave e delicato dell’aria” che agisce come alito vivificante. Viene ad essere come un’aura vaporosa, di aria profumata che rallegra e conforta, un’aura aurea che rianima solo a sentirla, intuirla o respirarla. Tratto proprio di esseri dalla natura aerea, eterea, immateriale, che volano nell’aria e nei cieli sottili della nostra realtà ordinaria e sorvolano con leggerezza, attenta e gioiosa, al di sopra degli avvenimenti.

Le fate, proprio essendo esseri alati, ci mettono le ali. Curiosa similitudine e omofonia tra le voci “fata” e “ala”, così come tra “fatato” e “alato”. Grazie all’influenza delle fate protettrici spuntano e crescono in noi le ali che ci permettono, non solo di innalzarci al di sopra delle miserie e contingenze terrene, ma anche di ascendere alla Stella del nostro destino trascendente, verso la meta che ci chiama dall’alto. 

Le fate opporranno la loro influenza benefica a tutti quei tentativi, coscienti o incoscienti, che spesso ci giungono da fuori ma tante altre volte spuntano da dentro, dalle voragini oscure dell’anima, pretendendo di tagliarci le ali. Quelle influenze, istigazioni o tentazioni che vogliono impedirci di volare, sognare, stabilire convinzioni ferme e alti ideali, elevarci verso più alti orizzonti. 

È grazie a queste ali fatate, fornite o stimolate dalle fate, che anche noi ci convertiamo in esseri alati. Ed essendo fatati e alati noi non resteremo freddi di fronte a tante cose che vediamo, come prima ci accadeva tante volte. Freddi e intirizziti, attoniti e atterriti, estenuati e depressi, rimarranno spesso coloro che non si preoccupano di coltivare le proprie ali, quelli che non rispondono alla chiamata e all’ausilio delle fate. E non bisogna dimenticare che, come indica Bert Hellinger, queste ali che permettono di elevarsi nella vita dipendono dalle radici con le quali penetriamo  e ci radichiamo nella realtà, nella terra della nostra eredità, della nostra famiglia e dei nostri antenati, e soprattutto nella nostra eredità spirituale: senza radici non ci sono ali; quanto più ferme radici, tanto più potenti e vigorose ali.

Vanno dette, a tal proposito, alcune cose riguardo la “bacchetta magica” che è il principale attributo delle fate, la loro arma o strumento creatore di prodigi, e che suole essere rappresentata come un piccolo ramo o scettro dorato alla cui estremità brilla una radiante stella. Una figura o immagine che affascinò Karl von Eckartshausen, il grande saggio dell’epoca dei Lumi. Lo stesso Eckartshausen ci incoraggia a trovare al nostro interno questa “bacchetta magica” (der Zauberstab) con la quale potremo rincantare e risacralizzare il Mondo, tornare ad ammaliarlo e a rendergli il suo incanto.

Debbo aggiungere, infine, qualcosa che ho dimenticato di trattare. Il Destino ha spesso avuto una cattiva “stampa”. Lo si è visto quasi sempre come una potenza inesorabile, oppressiva, che schiaccia l’essere umano, contro il quale non possiamo nulla. Ma non si tratta di qualcosa che dobbiamo subire o contro il quale bisogna scagliarsi in un modo o nell’altro. È una realtà che, con la sua fatalità, la sua inesorabilità, è a nostro favore. 

Dio è il grembo del Destino, il seno del Destino (il Seno come sinonimo di “senso” o come potere creatore e datore di Senso: Sinn in tedesco, Seny in catalano). Il Seno è pieno di senso se lo contempliamo con gli occhi della Sapienza. Il Destino è il Segno di Dio. Viene da Dio e ci conduce a Dio. Nel Destino risuona e brilla il Senso dell’Essere, e proprio per questo c’è in esso una forza che vince tutto. Il Destino sembra dirci, come a Costantino prima della battaglia di Ponte Milvio: In hoc Signo vinces (“Sotto questo Segno vincerai”). Questo è il tuo destino: lottare incessantemente sotto la sua protezione e guida. 

I fatti che ci presenta il Fato o il Destino sono carichi di forza fatidica. Una potenza fatale o inesorabile che viene dall’Alto, dalla Provvidenza divina, e che ci apre il cammino verso il futuro, guidandoci verso grandi mete. Non la possiamo creare a nostro piacimento — questa forza fatidica o fatale, forgiatrice di destino — ma la possiamo propiziare, accogliere e assecondare, aprendoci ad essa. In mezzo talvolta al rimpianto, alla sofferenza, al caos e allo sconcerto generali, certi fatti talvolta imprevisti, inattesi o sorprendenti, perfino angoscianti o mortificanti, con cui ci scontriamo, aprono davanti a noi un destino di grandezza, un orizzonte vitale, sia personale sia collettivo, di creatività, di felicità, di prosperità, di libertà, di pace e unità, di benessere e soddisfazione. 

La nostra casa si è riempita ieri prodigiosamente di luci e splendori. C’erano tante ferite che son sembrate sanarsi, almeno allora, in quei momenti così preziosi che ci regala la vita. Ho visto rivivere e rianimarsi Maria Antonia [4], che era ultimamente molto spenta. Ha partecipato alla riunione invece di andarsi a riposare e dormire, come suole fare a quell’ora. E ha seguito gli interventi con interesse, e addirittura con speranza ed entusiasmo. Gli è piaciuto molto e ha gioito come una bambina in un racconto di fate. Veramente un piccolo miracolo. 

Come diceva la fata madrina Marta [5], abbiamo fatto un lavoro di precisione. E questo grazie alle belle fate e ai bei fati che ci hanno regalato la loro presenza e protezione. È stata una giornata realmente ben fatata.

Grazie a tutti per la vostra partecipazione sempre lucida, il vostro affetto e il vostro sostegno. Che Dio vi benedica.

                     Antonio Medrano  


Note del traduttore

1 Irene è una delle più attive organizzatrici di questi incontri con Antonio. 

2 Fato in spagnolo.  

3 Aura in spagnolo.

4 Maria Antonia è la moglie di Medrano, che recentemente ha avuto dei problemi di salute che l’hanno colpita duramente.

5 Altra fondamentale organizzatrice di questi incontri settimanali.


 

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