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Peppino Spadaro

Giusto un anno fa veniva a mancare all’Ospedale San Giovanni di Roma il camerata Giuseppe Spadaro, che vogliamo qui brevemente ricordare, oltre che per la sua indiscussa arte pittorica, anche per la sua presenza non marginale in vicende che hanno interessato il “Gruppo di Heliodromos”.

Siciliano di Noto, aveva preso dalla città natale il gusto per la bellezza e la poesia nella loro declinazione barocca e nelle evidenti reminiscenze della tradizione bizantina, tipiche di quei luoghi, esercitandone i principi ispiratori nella sua attività di maestro d’arte, poeta e saggista. Essendosi scelti come “inevitabili” maestri Julius Evola ed Ezra Pound, nei suoi quadri ha riletto alla luce dei loro insegnamenti i miti dell’antica Grecia, sottraendoli al saccheggiamento e all’usurpazione malefica della psicanalisi per restituirli «alla ricerca di superiore e assoluta verità; da conquistare attraverso prove complesse, come nei racconti del Graal, o nei miti lontani della iniziazione e della liberazione» (Elio Mercuri), senza cedere mai al manierismo frivolo e superficiale, né tanto meno alle mode e alle tendenze in voga in quegli anni. Ha infatti giustamente scritto di lui Aniceto Del Massa: «In un momento in cui “già il numero degli artisti è un delitto” (Sedlmayr) incontrarsi con un artista è un fatto da non lasciar passare sotto silenzio. Le sue opere costituiscono una testimonianza tanto più valida in quanto, come si è tentato di chiarire, il loro autore non è sollecitato da ambizioni di inserimento in uno qualunque dei tanti giuochi che si moltiplicano e si annullano nel frastagliato e monotono mondo attuale». E Luigi Tallarico ha acutamente sottolineato come nei suoi quadri si assista: «ad una ricostruzione iconica del mondo della tradizione alchemica».

Questa sua “voce” fuori dal coro e le figure elette a modelli ispiratori non potevano che concretizzarsi politicamente in una scelta altrettanto controcorrente, quale quella dell’adesione ad Ordine Nuovo, di cui divenne reggente per la Sicilia e che diresse dalla sede di Siracusa, presso il Palazzo Bufardeci di Via Maestranza ad Ortigia. Nel testo di un volantino dell’epoca, intitolato “I giovani e il fascismo”, di cui sorprende l’immutata attualità nonostante il cinquantennio trascorso (prescindendo dal riferimento ad un comunismo allora ben saldo e potente, ancora lontano dall’odierno “scioglimento” nel pantano mondialista), si scriveva: 

«5 Partiti a nome di più o meno inesistenti gruppi giovanili contestano a noi “che osiamo rimasticare il Linguaggio del Fascismo, etc. etc….” nientemeno il diritto di cittadinanza politica. Ma pensate alla loro pietosa impotenza: essi non possono contestarci alcun diritto senza diventare a loro volta antidemocratici. Ma chi sono? Chi sono questi ridicoli cantastorie, queste scimmie urlatrici, questi agitati permanenti… per i negri… per la fame? Squallidi agitatori stipendiati, che hanno fatto della politica un mestiere, speculando sull’ignoranza delle masse. Damerini alla moda, che si riempiono la bocca di “proletariato”. Sedicenti intellettuali, veri degenerati, che in Russia sarebbero eliminati senza pietà. Sciacalli, che speculano sulla morte accidentale di un Universitario. Rappresentanti di utopistiche ideologie, come la comunista, che per attuarsi ha dovuto rinnegare se stessa, dando luogo a regimi totalitari nella forma e fallimentari nella sostanza. Allora noi che diamo senza nulla chiedere non siamo “fanatici ed esaltati” ma siamo gl’indicatori di una Via che è l’unica speranza della Civiltà».

In seguito al rientro di Ordine Nuovo nell’MSI, Spadaro fu candidato alle elezioni politiche del 1972, avendo al fianco per tutta la durata di quella campagna elettorale Gaetano Alì, il quale aveva aderito al gruppo fondato da Pino Rauti in seguito all’espulsione del catanese Antonio Lombardo (non a caso poi finito nella Democrazia Cristiana, collaboratore di testate come Nuova Repubblica di Pacciardi e L’Orologio, vicino alla Nouvelle Droite di Alain de Benoist e nel giro di pochi anni diventato uno dei politologi di riferimento dell’ala fanfaniana tanto che, negli anni ’80, finì nella Commissione della Presidenza del Consiglio per la modernizzazione delle istituzioni e scrisse Democrazia cristiana e questione nazionale e il saggio La Grande Riforma), interpretando quel provvedimento di espulsione come un segnale di serietà e coerenza rivoluzionaria. (Una dote, quella della conoscenza delle autentiche nature umane, propria di Gaetano, alla quale affiancava una ferma intransigenza nei giudizi e una radicale discriminazione nei rapporti, senza lasciarsi fuorviare dal sentimento o da considerazioni opportunistiche!).

Durante quella campagna elettorale Gaetano, per la sua naturale tendenza alla concretezza, si spese e si prodigò instancabilmente, accompagnando in giro per le piazze siciliane Spadaro, cercando di motivarne la scarsa convinzione nelle proprie possibilità di successo. Infatti, come sarebbe poi regolarmente accaduto in tante altre occasioni dove i canditati rautiani si fermarono alla soglia dell’elezione “per un pugno di voti”, a dispetto dell’indubbio successo missino (si pensi che a Siracusa, città di Spadaro, il MSI passo dagli 11.720 voti delle politiche del 1968, pari al 6,3%, a 32.700 voti, pari al 16,4%), Spadaro risultò non eletto, cosa invece riuscita ad una vasta schiera di parlamentari siciliani.

Subito dopo quell’esperienza elettorale Spadaro si trasferì a Roma, per proseguire la sua attività pittorica, lasciando comunque a Siracusa un ambiente ben orientato che garantì una certa continuità ideale e la creazione di un numeroso gruppo giovanile animato dal compianto Rinaldo Gentile che, grazie alla lettura di Evola e delle pubblicazioni dell’ambiente rautiano, riunendosi in una stanza dello studio legale messa a disposizione dal fratello Gioacchino Spadaro, determinò le condizioni per l’incontro “definitivo” per le nostre vite con Gaetano, che avrebbe poi portato alla costituzione del Gruppo di Heliodromos.

Quando si decise di dar vita alla nostra rivista Heliodromos, intraprendemmo con Gaetano (che di Spadaro scelse poi il quadro “Senza appiglio” come copertina per il suo testo universitario Funzione docente e processo educativo: problemi e proposte operativeedito da Il Cinabro) un tour da un capo all’altro dell’Italia, andando a trovare gruppi e singole persone che si pensava potessero essere interessate all’iniziativa, fra i quali proprio Peppino Spadaro, che ci accolse nella sua casa romana (mostrandoci, fra l’altro, un bel ritratto dello Scià di Persia Reza Pahlevi appena terminato, dal quale contava di ottenere un riconoscimento anche economico da parte del sovrano dell’Iran. Ma di lì a breve lo Scià avrebbe avute ben altre preoccupazioni, in seguito alla rivoluzione khomeinista del 1979!), manifestando un interesse contenuto e poco entusiasta a quanto gli prospettava Gaetano: quasi come se la delusione elettorale ne avesse fiaccato gli antichi entusiasmi. Pur promettendo una non meglio precisata collaborazione, Spadaro non ebbe mai modo di partecipare alle nostre iniziative, confermando l’inaffidabilità in fondo tipica di tutti gli artisti.

Egli comunque continuò a frequentare l’ambiente romano collaborando a varie iniziative, fra cui la Fondazione Evola. Proprio su quello che fu il suo primo maestro, Spadaro ebbe modo di scrivere nel numero speciale di Civiltà (n. 8-9, settembre-dicembre 1974) dedicato alla scomparsa di Evola le seguenti parole, che ci sentiamo di sottoscrivere totalmente accomunandoci esse a Peppino Spadaro e a tutti coloro che hanno votato il proprio cuore al servizio della Tradizione: «Noi che attraverso lui abbiamo conosciuto la Tradizione, lo ricorderemo, sia che l’avessimo conosciuto personalmente sia che no, come una roccia salda nel dilagare di fango del “kali-yuga”, come un maestro d’imperturbabilità e di forza interiore, fermo come il destino, ch’egli aveva interrogato sotto il terribile bombardamento di Vienna, l’aveva voluto sull’”asse della ruota”, direttore di coscienze anche suo malgrado e ispiratore quindi di “piccole guerre sante” di uomini che non aveva mai conosciuti, ma ispiratore spero di quella “grande guerra santa” che si svolge all’interno delle coscienze e che sola è foriera di grandi risultati».

 

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n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
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