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Introduzione a una metafisica della storia:

le radici del male

 

 

Con la consueta lucidità Edmund Burke notava già più di due secoli or sono che “raramente si sono viste due epoche in cui il male si sia presentato negli stessi modi e con i medesimi pretesti.

In genere – continua Burke – il male è un principio assai più inventivo. Mentre ne discutete la forma, già ne assume un'altra. Ci si spaventa con fantasmi e con apparizioni, senza accorgersi che la nostra stessa casa è divenuta un nido di predoni. Così avviene di tutti coloro che, attenti solo al guscio e alla scorza della lezione della storia, credono di muovere guerra contro l'intolleranza, l'orgoglio e la crudeltà, mentre in realtà, invece di distruggerli, autorizzano e alimentano amorosamente questi principi di male già manifestatisi in fazioni antiche e in fazioni differenti, e forse peggiori.” (1)

 

Insegnamenti più che mai attuali oggi, in un'epoca come questa che, ancora convinta di essere la migliore, rivolge verso il passato i suoi strali e il suo sguardo di superiore compiacimento.

Ma mentre si celebra la vittoria e ci si illude di essere nel giusto non ci si avvede di avere con le epoche passate un rapporto molto più stretto di quanto si possa supporre, un rapporto di filiazione diretta che implica molto più che una semplice continuità temporale. Sotto la superficie sempre diversa del divenire soggiace un fondo identico che tutto muta pur rimanendo al di fuori del mutamento. Le stesse forze che un tempo operavano in un determinato modo sono ancora le stesse e ancora egualmente operano, pur nella diversità delle forme.

Si guardi la storia dell'epoca moderna: a chi va sempre la palma della vittoria? A ciò che abbatte, abbassa, livella, a ciò che lavora per l'eguaglianza, per la “giustizia”, intesa naturalmente come eliminazione delle differenze. Ci troviamo di fronte a un fenomeno di lunga durata che supera uomini, partiti, idee, adoperandoli di volta in volta tramite metodi e forme differenti ma secondo una linea comune ininterrotta, una segreta coerenza che supera la contingenza e ogni tipo di fatalità.

L'intuizione di Pierre Gaxotte che “la rivoluzione non ha nemici a sinistra” era sicuramente esatta, anche se ora possiamo aggiungervi dell'altro, in quanto ai nostri giorni il quadro incomincia a delinearsi con maggiore chiarezza.

Quello che agli osservatori del passato pareva – e in effetti lo era – sovversione e disordine, oggi si manifesta in maniera più compiuta e ormai completamente mutata come pace, equilibrio, bontà: il disfacimento delle vecchie forme del potere rendeva necessari i primi esattamente come l'affermazione delle nuove implica i secondi.

Probabilmente questo avviene anche superando le singole volontà, oltrepassando i comuni vincoli e ogni tipo di ardito progetto. Possiamo rinvenire qualcosa di più vasto che opera per intima necessità al di là di tutto e di tutti, rispondendo solo alla propria peculiare natura.

Legge fisica e metafisica insieme, che agisce nel mondo, nell'uomo e nella storia. Si tratta in ultima analisi di una sorta di entropia, che supera il piano puramente fisico per agire anche nel campo delle organizzazioni umane, e che si manifesta nelle forme violente delle rivoluzioni come in quelle pacifiche di gestione istituzionale del potere. E non c'è contraddizione in questo. L'entropia solo inizialmente appare come disordine, disfacimento, ma poi diviene stasi, equilibrio, equalizzazione. La forma varia soltanto in rapporto al grado di avanzamento del processo, ma il risultato è sempre il medesimo. Un livello comune, una temperatura omogenea, il ghiaccio che si scioglie nel bicchiere. Nel campo umano è l'eguaglianza totale, un mondo senza differenze, il bastardismo universale.

In ultima analisi una morte: morte termica dell'universo, fine delle civiltà, estinzione delle diversità.

Di fatto una specie di imitazione fisica della dimensione trascendente dell'eterno. Il risultato finale: l'immagine morta dell'eternità.

Anche nel piano umano questa azione è evidente, pur essendo fino ad oggi fin troppo ignorata; le ideologie umanitarie, egualitariste e in genere progressiste testimoniano di un legame – voluto o meno non ha importanza – con le forze entropiche. Il legarsi a certe forze porta invariabilmente a risultati di grande coerenza, ampiamente visibili e constatabili in tutti gli ambiti, dalle piccole cose alle più importanti scelte di tipo politico, economico, sociale. Il fatto che determinate ideologie abbiano costantemente il “tocco di re Mida al contrario” non è una coincidenza, costituendo invece un risultato consequenziale, che risponde a una necessità ben determinata, potremmo dire fisica, a una legge non ancora pienamente formulata ma che comunque esiste manifestandosi invariabilmente con estrema precisione.

Una corrente agita e anima la storia, e mentre c'è chi si fa travolgere da essa, talaltri invece cercano di guidarla o più semplicemente di sfruttarla per ottenere obiettivi di egemonia, pur forse non sapendo o non volendo ammettere che la tigre che stanno cavalcando li condurrà inevitabilmente verso l'abisso.

 

 

 

                                                Renzo Giorgetti

 

 

(1) E. Burke, Riflessioni sulla rivoluzione in Francia, Roma, Ideazione, 1998, p.162.
 

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