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Le origini massoniche della

Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino




Se è ormai tramontata, sia come vanto che come accusa, l'idea che la Rivoluzione francese sia stata un prodotto esclusivo delle logge massoniche – all'ipotesi del complotto essendosi sostituita già a partire dagli studi di Augustin Cochin il più plausibile concetto di “meccanica” (1) – è invece più certo il ruolo svolto dalle logge nell'elaborazione teorica e nella diffusione delle idee che confluiranno poi nella Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino, dell'anno 1789 (2).

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Panni sporchi PDF Stampa E-mail

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La sindrome di Zorro


Il personaggio di Zorro ha da sempre romanticamente rappresentato un’ideale figura di riferimento nell’immaginario di grandi e piccini, che almeno una volta nella loro infanzia (ma qualcuno anche da grande) ne ha vestito il costume e la maschera, oltre a sognarne le gesta. Creato dallo scrittore di romanzi popolari Johnston McCulley, egli fece la sua prima apparizione cento anni fa ne La maledizione di Capistrano del 1919, ispirato agli eroi di Dumas (I tre moschettieri e Il Conte di Montecristo), a cui si potrebbe associare anche il Coriolano della Floresta dello scrittore siciliano Luigi Natoli, e combatte nella California ancora sotto il dominio spagnolo a difesa della povera gente e degli umili tiranneggiati dai potenti del tempo, nascondendosi dietro le sembianze del nobile don Diego de la Vega, tanto inetto incapace e vigliacco, quanto astuto abile e coraggioso è invece il suo alter ego mascherato.

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Cronache PDF Stampa E-mail

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Legittimazione della bestialità



Le recenti affermazioni della Moretti a proposito della necessità di occultare i simboli religiosi nei cimiteri per non urtare la sensibilità dei non credenti, se esistesse ancora un minimo di buon senso, susciterebbero a tutte le persone “normali” solo disprezzo e vomito sul PD e i suoi satelliti, ossia tutta la feccia raccolta sotto le insegne di "SEL", "più Europa", “Liberi e Uguali”; che trovano coerentemente la loro guida ripugnante in Emma Bonino, capostipite di tutte le battaglie anticristiane, dall’aborto al divorzio passando per la legalizzazione delle droghe e il sostegno agli LGBT: non a caso sempre a capo di un qualche incarico di governo anche se non eletta.

Questa notizia è uscita quasi in contemporanea all'articolo di Blondet del 29 aprile sulla Dittatura totale delle libertà, dove viene riferito che il Comune di Madrid ha condannato il vescovado di Alcalà a 45.000 euro di multa per aver offerto sostegno psicologico ai deviati omosessuali in crisi di cambiamento o ai cultori di porno e pedofilia; questo malgrado il sostegno sia stato espressamente e liberamente richiesto dagli individui predetti. Il loro sostegno è visto come un incitamento alla discriminazione sull’identità sessuale. La Spagna socialista sa difendere le sue libertà e lo dimostra anche la portavoce della sindaca di Barcellona che non si fa scrupolo di urinare in mezzo alla strada; manifestazione di estrema libertà, quasi una “performance artistica”. 

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Riflessione PDF Stampa E-mail

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Quante storie!

La campagna lanciata dal quotidiano Repubblica titolata “La storia è un bene comune”, per protestare contro la riduzione delle ore dedicate allo studio della storia nei programmi scolastici e l’eliminazione della traccia di storia dall’esame di maturità, ha raccolto l’adesione dei soliti noti pensatori sinistri, ma non solo. La gran parte di costoro, essendo in flagrante conflitto d’interesse, non sono per niente credibili quando si stracciano le vesti per difendere la funzione educativa dello studio della storia, attribuendo alla materia con la quale essi sbarcano il lunario le caratteristiche di una scienza positiva. È invece abbondantemente dimostrato che la storia, essendo scritta dai vincitori di turno, è la descrizione meno fedele possibile della realtà, prevalendo in essa le tendenze e le modalità della visione del mondo propria di coloro che la scrivono. E l’iniziativa mostra già tutta la sua doppiezza e parzialità nelle parole iniziali del documento programmatico, quando si afferma che: «La storia è un bene comune. La sua conoscenza è un principio di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini. È un sapere critico non uniforme, non omogeneo, che rifiuta il conformismo e vive nel dialogo. Lo storico ha le proprie idee politiche ma deve sottoporle alle prove dei documenti e del dibattito, confrontandole con le idee altrui e impegnandosi nella loro diffusione».

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