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In questa sede s’è avuto già modo di ricordare la necessità di affrettarsi nel predisporre una formazione adeguata e radicale di se stessi, al fine di non farsi cogliere impreparati dagli eventi rovinosi che si addensano sull’orizzonte della nostra società. Anche apporti parziali, quali possono essere la lettura di un libro o la contemplazione di un’opera d’arte, contribuiscono a rendere meno ottusa la nostra comprensione degli avvenimenti che si svolgono intorno a noi. A patto che l’utilizzo di simili mezzi venga eseguito con un corretto atteggiamento e un’adeguata disposizione interna.

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Sonno e Morte

 

I segni dei tempi, per chi riesce a leggerli, consigliano di “affrettarsi” e non indugiare in inutili sprechi e dispersioni di risorse ed energie. Quanto appreso indirettamente e in maniera mediata (letture, conversazioni, incontri), necessita più che mai di essere tradotto in atti concreti e in conquiste interiori definitive. Solo radicandosi saldamente nello Spirito, sarà possibile resistere alle tempeste che si annunciano imminenti e catastrofiche. Ma anche quando questo mondo dovesse durare ancora mille anni, comunque non altrettanto lunga sarà la durata della nostra esistenza terrena (cui è stato dato da mangiare il cibo dell’oblio, cancellando in noi ogni ricordo della natura regale), e l’obbligo del risveglio incombe più che mai. Pensiamo che un utile contributo per rinnovare il ricordo della propria “missione” possa essere offerto da questo testo di Mircea Eliade, estratto da un suo vecchio testo (Mito e realtà, Borla, Torino, 1966), dal quale abbiamo eliminato le note, dal carattere esclusivamente bibliografico e poco utili all’economia della presente pubblicazione.

Nella mitologia greca Sonno e Morte, Hypnos e Thanatos, sono due fratelli gemelli. Ricordiamo che anche per gli Ebrei, almeno a partire dai tempi successivi all’esilio, la morte era paragonabile al sonno. Sonno nella tomba (Giobbe, 3, 13-15; 3, 17), nello Sheol (Ecclesiastico, 9, 3; 9, 10) oppure nei due luoghi contemporaneamente (Salmi, 88, 87). I cristiani hanno accettato ed elaborato l’omologia morte-sonno: in pace bene dormit, dormit in somno pacis, in pace somni, in pace Domini dormias, figurano fra le formule più popolari delle epigrafi funerarie.

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Un mondo deviato

 

Parafrasando Evola, si può senz’altro affermare che oggi è inutile farsi illusioni su possibili interventi correttivi sullo stato d’imbarbarimento raggiunto dall’Occidente, nel suo insieme e nelle sue pestilenziali tracimazioni verso aree esterne ai suoi confini geografici, visto e considerato che noi ci troviamo, senza ombra di dubbio, alla fine del ciclo. Come indica Guénon, «le condizioni dell’epoca attuale (che corrisponde al Kali-Yuga) sono tali che la grande maggioranza degli uomini si vincolano all’azione ed al sentimento, che non possono condurli di là dai limiti dell’individualità umana»; e da una simile condizione derivano tutta una serie di conseguenze deleterie, per porre rimedio alle quali servirebbe un’inversione di marcia che la dottrina dei cicli non promette e non prevede, prima del compimento dello sviluppo totale delle possibilità contenute nella manifestazione di questo mondo. Ma ciò non vuol dire che il destino di tutti quanti noi sia inevitabilmente quello di cedere passivamente a questa deriva individualistica e sentimentale, una trasmutazione delle singole coscienze in senso superiore essendo sempre possibile. E, comunque, non è pregiudicata la possibilità di individuare e contrastare gli agenti che questo processo d’imbarbarimento assecondano e rendono possibile; onde potergli contrapporre modi diversi di intendere e vivere il transito terreno.

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Inversione e qualificazione

Contando di incrementare in futuro la pubblicazione di testi estratti dai vecchi numeri di Heliodromos – rendendoli accessibili a coloro (alcuni dei quali forse non ancora nati all’epoca della stampa di quei numeri della rivista!) che ci seguono su questo sito –, proponiamo quest’articolo estratto dal numero 12 (gennaio-febbraio 1981) di quello che, all’epoca, si chiamava ancora “bollettino interno dei Centri Studi di Formazione Tradizionale Heliodromos”. Al di là dello spunto fornito dall’episodio iniziale, riguardante una persona da tempo scomparsa, ci sembra che il tema dello scritto non solo non abbia perso di attualità, ma si sia addirittura accentuato col passare del tempo. Tali e tanti sono gli esempi attuali di “regressione e ottundimento”, che rischiano addirittura di rivalutare le figure che si avevano in mente al momento della stesura delle seguenti pagine!

 

La scena si è svolta qualche anno addietro in una libreria romana e ci è stata raccontata da un amico che vi ha assistito personalmente.

Un “vecchietto malandato” che aveva comprato numerosi testi di psicanalisi, curiosando fra gli scaffali prese, a un certo punto, un libro di Evola in mano e lo soppesò per pochi secondi, lasciandolo quindi ricadere con noncuranza, senza “niente ricordare”.

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Heliodromos

n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
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