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Un mondo di fuori casta

 

Nella società tradizionale, basata nella sua organizzazione gerarchica sull’istituzione delle caste, come indica chiaramente René Guénon, la partecipazione piena ed effettiva alla tradizione riguardava solo i membri delle prime tre caste (Brâhmana, Kshatriya e Vaishya); per i quali esistevano in potenza le condizioni per rendere in atto la possibilità della “seconda nascita”. Mentre, invece, per quanto riguarda la quarta casta, quella degli Shûdra, la partecipazione alla tradizione era indiretta, derivando e dipendendo esclusivamente dai loro rapporti con le caste superiori; essendo le mansioni da essi esercitate, non attività consapevoli — in grado di svolgere quindi anche una funzione catartica e mirante alla realizzazione spirituale, com’era per le altre caste —, ma, piuttosto, mansioni del tutto meccaniche. Prive, quindi, di quel raggio illuminante che trasforma il compito l’impegno e l’opera dell’uomo in “arte” e in cammino ascendete.

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Devastati dal benessere

 

Quello moderno è un uomo devastato nel corpo e nell’anima, tanto fragile e debole, e tanto soggetto a tic fisici e psichici, come non mai nella storia dell’umanità. Un individuo che sarebbe incapace di sopravvivere un solo giorno, se venisse privato all’improvviso delle condizioni esistenziali garantite dal mondo moderno e dei suoi supporti tecnici che, come l’intubazione dei reparti di terapia intensiva ospedalieri, lo mantengono in vita artificialmente. Condizionatori termici e fonti d’energia artificiali, mezzi di trasporto e strumenti per la comunicazione, farmaci per ogni sintomo e alimenti trattati e conservati: tutti strumenti messi a disposizione dal progresso scientifico, finalizzati a rimuovere ogni ostacolo e a eliminare, non solo qualsiasi rischio e pericolo, ma anche il minimo imprevisto, contrattempo, fastidio, disturbo e preoccupazione. Con un prezzo materiale servilmente pagato alla proteiforme “Setta capitalista”; che, a ben vedere, non costituisce nemmeno il costo più gravoso.

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Le tombe dei re al tempo del Terrore

Nell’Introduzione a Rivolta contro il mondo moderno, Evola fa giustamente notare che «dovunque si sia manifestata o si manifesterà una civiltà che ha per centro e sostanza l’elemento temporale, là si avrà un risorgere, in forma più o meno diversa, degli stessi atteggiamenti, degli stessi valori e delle stesse forze che hanno determinato l’epoca moderna nel senso proprio di questo termine»; dove, al di là dell’attenzione rivolta nello specifico al tempo e al divenire, emerge l’idea di ricorrenti “segni”, che marchiano determinate epoche e determinate manifestazioni politiche e sociali. E, continuando la stessa citazione evoliana, sarà il caso di ribadire che «mentre dal punto di vista della “scienza” si dà valore al mito per quel che esso può fornire di storia, dal nostro, si dà invece valore alla stessa storia per quel che essa può fornire di mito, o per quei miti che s’insinuano nelle sue trame, quali integrazioni di “senso” della storia stessa». Anche se, nel caso di cui ci andiamo a occupare, si ha a che fare con miti negativi e oscure manifestazioni, propri dei tempi ultimi.

Nel processo sovversivo, che ha condotto l’umanità all’indegno stato attuale, la Rivoluzione che devastò la Francia nel 1792, autentica infezione dello spirito, rappresenta da un lato un punto di arrivo, e dall’altro un punto di partenza, verso ulteriori accelerazioni del medesimo processo.  Tradotta e curata da Renzo Giorgetti, quest’opera dello storico Max Billard, volutamente dimessa nella forma e nella veste grafica (per un’intelligente scelta editoriale che intende riprodurre i canoni propri delle pubblicazioni di inizio Novecento, essendo a suo tempo l’opera stata stampata a Parigi nel 1906), ci presenta la documentazione dettagliata e puntuale di un ambito particolare in cui la follia partorita dalla Rivoluzione Francese si esercitò, con insolito zelo e inusuale dedizione: la distruzione e la profanazione delle sepolture reali della basilica di Saint-Denis, in spregio alla monarchia e alla sua consacrazione da parte della Chiesa, «un resoconto esatto di una delle pagine più pungenti di quella epoca oscura nella quale la profanazione non rispettò nemmeno le dimore dei morti». Un metodico lavoro svolto da apposite maestranze stipendiate, scrupolosamente registrato con minuziosi elenchi, e sviluppatosi nel tempo, senza neppure la giustificazione dell’episodio straordinario legato ai moti incontrollati della piazza e alla massa inferocita aizzata da odi e rancori a lungo covati.

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Verso una religione atea

 

È noto che la parola religione rimanda a «ciò che congiunge», e in particolare ciò che unisce l’uomo a un principio superiore e a Dio; essendo fra l’altro uno dei suoi compiti quello di conferire alle istituzioni sociali un carattere autenticamente tradizionale, di contro alle società sconsacrate ed in preda al relativismo laico venuti a predominare nel moderno Occidente. La possibilità del rapporto dell’uomo con Dio viene in primo luogo assicurata da intermediari qualificati a ricoprire un tale ruolo, che, oltre alla classe sacerdotale, comprende principalmente santi e beati. Cioè figure degne di venerazione, grazie all’esercizio delle virtù (teologali e cardinali) e per una condotta di vita improntata alla purezza e alla rettitudine esemplari: coloro che godono della visione beatifica di Dio e che la Chiesa ha proclamato santi autorizzandone il culto. Svolgono un ruolo poi del tutto particolare, da un lato protettivo e dall’altro riflettente l’Intelligenza divina, i Santi Angeli che compongono la milizia celeste. E, in Dante, le anime sante sono solo quelle degli spiriti che dal Purgatorio stanno per ascendere alla beatitudine. Non è dunque sufficiente la condizione di trapassato per poter assumere il ruolo d’intermediario divino. A meno che non si concepisca il tutto come un’immensa “seduta spiritica”!

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n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
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