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Indegni e indignati

 Potendo contare, nonostante le apparenze, su una buona stampa e su un clima generale sicuramente favorevole, il movimento dei cosiddetti “indignados” sembra muoversi sulle ali del rinnovamento rivoluzionario e delle legittime rivendicazioni, di fronte a un mondo vittima della rapina globalizzata, perpetrata dall’alta finanza e dai suoi maggiordomi politici. Viene istintivo pensare che, se il regno dell’ingiustizia e dello strapotere di pochi nababbi sembra essere giunto alle sue estreme conseguenze, chiunque provi a ribellarsi ad un simile stato delle cose non può che avere tutte le ragioni e meritare l’appoggio ed il sostegno di chi non appartiene, direttamente o indirettamente, alla casta dominante. E questo potrebbe essere vero anche per noi, se solo ci limitassimo a guardare la realtà che ci circonda e che si snoda sotto i nostri occhi nella sua superficiale orizzontalità e nella sua piattezza unidimensionale dell’indagine sociologica e politica. Ma siccome abbiamo il privilegio di poter giudicare questa realtà disponendo dei punti fermi fornitici dalla visione tradizionale, non possiamo cadere in questa trappola e siamo tenuti a provare a guardare in profondità, oltre le nebbie dell’apparenza, a tutto ciò che in questi giorni la macchina mediatica ci presenta come reale e razionale.

Siccome il movimento in questione ha mosso i suoi primi passi ed è stato battezzato in Spagna, ci sembra giusto partire dalla sua culla per provare ad immaginare cosa potrebbe esso diventare da grande, qualora avesse il tempo di dispiegare tutte quante le sue potenzialità e portare a compimento tutte quante le sue premesse culturali ed ideologiche. A tal fine abbiamo la fortuna di poter disporre della testimonianza diretta del nostro amico Antonio Medrano, che a Madrid vive; il quale, ad una nostra esplicita domanda, così rispondeva in una sua lettera di questa estate:

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  LA  RAGIONE  CONTRO  IL  SENNO,  OVVERO

IL  BRODO  CON  LA  FORCHETTA  

   

 

Tutti gli esseri viventi paiono conoscere perfettamente il modo migliore concesso alla loro specie per sopravvivere, per riprodursi e per proteggersi, senza che vi sia stato alcuno a insegnarglielo. Semplici forme di apprendimento per imitazione si riscontrano solo in pochi predatori sociali, ma per la quasi totalità tale sicura conoscenza è assolutamente innata, in uno scorpione come in un falco. 

Unica eccezione è la specie umana, che, essendo dotata di ragione, può compiere proprie scelte volontarie. Da qualche tempo (geologicamente insignificante) gli uomini si sono convinti, come di un dogma indiscutibile, che la detta ragione sia un chiaro segno di superiorità, tanto da immaginarsi un Signore Onnipotente fatto più o meno come uno di loro, difetti compresi, progettista ed esecutore dell'intero Cosmo solo per il comodo degli uomini stessi. In cambio, Costui (variamente denominato) richiederebbe soltanto di essere lodato e osannato. Avrebbe fatto quel popò di lavoro, galassie comprese, solo a quel frivolo scopo. Della ragione -cominciamo col registrare- non fa parte il senso del ridicolo. Ma, prima di quel tempo (siamo nell'ordine dei 5-6000 anni), la nostra specie nutrì seri dubbi sulla innocuità della ragione lasciata a se stessa e sulla sua elezione a regola suprema di vita. Non occorreva grande perspicacia, innanzi tutto, per costatare che - a fronte della sicurezza e coerenza della conoscenza istintiva - quella "razionale" presentava grande varietà. "Tot capita, tot sententiae", dissero i Romani. Tante teste: tante opinioni. Come scegliere quella giusta? Con la ragione di chi? No, cari pensatori professionisti - rispose la Tradizione: ragionate quanto vi pare, ma sopra ci deve essere qualcosa di stabile, di sicuro, di sacro, di solenne, non filiazione della ragione umana ma dell'armonia cosmica, struttura portante di ogni civiltà.

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  Il potere dei venti

Ci sono quattro venti, come ci sono i quattro punti cardinali. Ciò serve agli stregoni. Per loro, il quattro è un numero di potere. Il primo vento è la brezza, il mattino. Porta speranza e luce; è l’araldo del giorno. Viene e va e entra dovunque. Talvolta è dolce e non si nota; altre volte è molesto e noioso.

Un altro vento è il vento duro, o caldo o freddo o tutt’e due. Un vento del meriggio. Soffia pieno di energia ma anche cieco. Sfonda porte e abbatte muri. Uno stregone dev’essere molto forte per venir alle prese con il vento duro.

Poi c’è il vento freddo del pomeriggio. Triste e faticoso. Un vento che non ti lascia mai in pace. Ti gela e ti fa piangere. El Nagual dice che ha tanta profondità, però, per cui vale la pena di cercarlo.

E infine c’è il vento caldo. Riscalda e protegge e avvolge ogni cosa. È un vento notturno, per gli stregoni. Il suo potere va assieme alle tenebre.

Questi sono i quattro venti. Sono anche associati con le quattro direzioni. La brezza è l’est. Il vento freddo è l’ovest. Il vento caldo è il sud. Il vento duro è il nord.

I quattro venti hanno inoltre personalità. La brezza è gaia e agile e mutevole. Il vento freddo è cupo e malinconico e sempre pensieroso. Il vento caldo è felice e spensierato. Il vento duro è energico, impaziente e imperioso.

El Nagual mi disse che i quattro venti sono donne. È per questo che le guerriere li cercano. I venti e le donne sono uguali. È anche questo il motivo per cui le donne sono migliori degli uomini. Direi che le donne apprendono più rapidamente se si aggrappano al loro specifico vento.    

                                                                        Carlos Castaneda

 
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Società umana

 Osserviamo tutte le nazioni così barbare come umane, quantunque, per immensi spazi di luoghi e tempi tra loro lontane, divisamente fondate, custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti; né tra nazioni, quantunque selvagge e crude, si celebrano azioni umane con più ricercate cerimonie e più consagrate solennità che religioni, matrimoni e sepolture. Ché dee esser stato dettato a tutte che da queste tre cose incominciò appo tutte l’umanità, e perciò si debbono santissimamente custodire da tutte perché ‘l mondo non s’infierisca e si rinselvi di nuovo.                                                                   

                                                                                                                (Giovan Battista Vico, Scienza Nuova)

 

 
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