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Spostare l’attenzione 

  L’ultima campagna, in ordine di tempo – ma siamo certi che avremo appena il tempo di concludere il presente scritto, che già sarà cambiato l’oggetto –, è quella relativa al cetriolo iberico. Ormai siamo abituati a queste repentine campagne mediatiche: sassi lanciati nello stagno, non per smuoverne le acque stagnanti, ma per intorbidirle e agitarne la superficie, impedendo la vista del fondo.

È di alcuni giorni fa la notizia che il sito della American Library Association elencava, allarmato, i dieci titoli che, nel corso del 2010, si era cercato di censurare chiedendo la rimozione dei titoli dagli scaffali. Per sintetizzare, si trattava di testi che affrontavano temi come quello dell’omosessualità (pro, ovviamente!), o dai contenuti sessualmente espliciti e dal linguaggio offensivo, oppure incentrati sulla tossicodipendenza (da comprendere e giustificare!), sulla violenza e l’offesa alla religione. Temi, come si vede, che non incontrano nessuna difficoltà a essere trattati e diffusi a piene mani nella società “sottosopra” in cui c’è toccato nascere.

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 L’universalità Romana e l’unità della stirpe

 La Tradizione Romana, nella sua integralità vivente, rappresenta la centralità mediatrice tra Oriente e Occidente, la sintesi suprema di due tradizioni e di due atteggiamenti che si presentano polarmente antagonisti e inconciliabili. Di  qui la nota frase di Kipling che amaramente ammette l’invalicabilità della barriera tra Est e Ovest, l’opposizione di due mentalità divergenti, di due coscienze di vita, culmini distanti tra cui si agita la zona graduata degli eclettismi e delle contaminazioni.

In realtà Oriente e Occidente presentano due tipi tradizionali estremamente riconoscibili per alcuni caratteri stabili fissi e costanti: nell’uno domina l’atteggiamento statico, ascetico, l’immobilità plastica, l’irrigidimento esterno, lo sforzo centripeto unitario che attenua e annulla la vibrazione periferica per fissare una specie di tipicità interiore valorizzatrice di sviluppi spirituali tanto più enormi e profondi quanto più l’apparenza esterna si chiude non in uno schema plastico, come avvenne nell’Ellade, ma in una serie espressiva determinata da un canone metafisico di trascendenza. Nell’altro invece, cioè in Occidente, prevale il tono plastico, il ritmo espressivo polimorfo che segue, sviluppa e accentua la diffusione interiore, centrifuga, creativa nell’esteriorità delle forme di cui ognuna coglie la labilità tematica della vita in una flessione indefinita d’individualità divergenti aventi ciascuna la propria legge e l’autonomia del moto costitutivo.

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 Difesa della donna islamica 

«Qu’est-ce que cette société européenne? Les femmes, celles du moin qui sont assez femmes pour en trouver, ont des amants. Les maris ne l’ignorent pas, fermente les yeux et cherchent une maîtresse de leur goût. Les femmes s’exhibent à moitié nues. Une turque appartient à son mari et ne montre son visage à personne. Je connais l’une et l’autre vie, je préfère la turque».

Queste parole rinchiudono la tesi che Claude Anet vuol svolgere nel suo libro La rive d’Asie; libro interessante benché solo parzialmente penetri la vera essenza della vita turca che la protagonista preferisce all’europea. Il caso conduce questa donna ad abitare con l’uomo che ama sulla riva d’Asia, in un antico harem dalle porte di ferro e dalle finestre grigliate. A poco a poco la calma profonda spiritualità asiatica penetra in lei, e il suo amore si libera dai vincoli occidentali della gelosia e dell’egoismo. Che l’uomo sia fedele, non importa più, lei, la donna deve essere fedele egualmente, nel modo più assoluto, come la suora claustrata che si è votata al suo dio. Nessuno deve vedere il suo volto che appartiene come la sua anima e il suo corpo a quel solo uomo. Essa dà senza nulla chiedere, sapendo di poter dare inesauribilmente. Presto non le importerà più se egli la ami o no, lei lo ama, e la sua fiamma non ha bisogno di alimento esteriore, arde e risplende di sua propria vita.

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CHIAVI DEL PROSSIMO MILLENNIO

Nel 1993 la rivista spagnola PROXIMO MILENIO realizzò un'inchiesta fra diversi intellettuali spagnoli nella quale sollecitava la loro opinione sulle aspettative per l'anno 2000 e il passaggio al nuovo millennio. L'inchiesta era articolata in tre temi o domande principali: 1. Diagnosi della situazione attuale; 2. Conclusione dell'attuale processo; 3. Orientamenti pratici. Le pagine che seguono contengono la risposta dell'autore a queste tre domande. A suo tempo vennero pubblicati solo alcuni paragrafi, quelli che potevano maggiormente coincidere con la linea della rivista.

 

1. - Diagnosi della situazione attuale

L'ingresso nel prossimo millennio si presenta sotto il segno della crisi. Questi ultimi anni del XX secolo sono caratterizzati, in effetti,  dal segno di una crisi senza precedenti, che riveste tutti i campi dell'esistenza, alla quale niente riesce a porre rimedio e che si va aggravando pericolosamente e progressivamente man mano che passano gli anni, portando il mondo sull'orlo dell'abisso. Viviamo una fase crepuscolare di decadenza e degenerazione, di profonda regressione. Si osserva dappertutto un processo di oscuramento, di sprofondamento nel materiale, di disgregazione e frammentazione, di perversione e miseria morale, di corruzione e avvilimento generalizzati, di affermazione della volgarità e della frivolezza, di  rimbecillimento  e abbrutimento di massa, di svuotamento  e impoverimento interiore degli esseri umani, di dissoluzione e distruzione di ogni valore. Siamo nella fase finale di quello che la tradizione indù chiama il Kali-Yuga, l' "Età oscura", l'Era cupa e tenebrosa.

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Heliodromos

n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
La distribuzione della rivista
è affidata a RAIDO

(per info: libreria@raido.it)
                       NOVITÀ 
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