Nuovo indirizzo

ATTENZIONE
Segnaliamo ad amici e lettori
che il nuovo indirizzo
postale a cui far riferimento è:

'HELIODROMOS'
presso Giovanni Barbera
Via Rosario Livatino, 118
94100 Enna
Sermonti PDF Stampa E-mail

 

 

 

  LA  RAGIONE  CONTRO  IL  SENNO,  OVVERO

IL  BRODO  CON  LA  FORCHETTA  

   

 

Tutti gli esseri viventi paiono conoscere perfettamente il modo migliore concesso alla loro specie per sopravvivere, per riprodursi e per proteggersi, senza che vi sia stato alcuno a insegnarglielo. Semplici forme di apprendimento per imitazione si riscontrano solo in pochi predatori sociali, ma per la quasi totalità tale sicura conoscenza è assolutamente innata, in uno scorpione come in un falco. 

Unica eccezione è la specie umana, che, essendo dotata di ragione, può compiere proprie scelte volontarie. Da qualche tempo (geologicamente insignificante) gli uomini si sono convinti, come di un dogma indiscutibile, che la detta ragione sia un chiaro segno di superiorità, tanto da immaginarsi un Signore Onnipotente fatto più o meno come uno di loro, difetti compresi, progettista ed esecutore dell'intero Cosmo solo per il comodo degli uomini stessi. In cambio, Costui (variamente denominato) richiederebbe soltanto di essere lodato e osannato. Avrebbe fatto quel popò di lavoro, galassie comprese, solo a quel frivolo scopo. Della ragione -cominciamo col registrare- non fa parte il senso del ridicolo. Ma, prima di quel tempo (siamo nell'ordine dei 5-6000 anni), la nostra specie nutrì seri dubbi sulla innocuità della ragione lasciata a se stessa e sulla sua elezione a regola suprema di vita. Non occorreva grande perspicacia, innanzi tutto, per costatare che - a fronte della sicurezza e coerenza della conoscenza istintiva - quella "razionale" presentava grande varietà. "Tot capita, tot sententiae", dissero i Romani. Tante teste: tante opinioni. Come scegliere quella giusta? Con la ragione di chi? No, cari pensatori professionisti - rispose la Tradizione: ragionate quanto vi pare, ma sopra ci deve essere qualcosa di stabile, di sicuro, di sacro, di solenne, non filiazione della ragione umana ma dell'armonia cosmica, struttura portante di ogni civiltà.

Leggi tutto...
 
Mondo sottile PDF Stampa E-mail

  Il potere dei venti

Ci sono quattro venti, come ci sono i quattro punti cardinali. Ciò serve agli stregoni. Per loro, il quattro è un numero di potere. Il primo vento è la brezza, il mattino. Porta speranza e luce; è l’araldo del giorno. Viene e va e entra dovunque. Talvolta è dolce e non si nota; altre volte è molesto e noioso.

Un altro vento è il vento duro, o caldo o freddo o tutt’e due. Un vento del meriggio. Soffia pieno di energia ma anche cieco. Sfonda porte e abbatte muri. Uno stregone dev’essere molto forte per venir alle prese con il vento duro.

Poi c’è il vento freddo del pomeriggio. Triste e faticoso. Un vento che non ti lascia mai in pace. Ti gela e ti fa piangere. El Nagual dice che ha tanta profondità, però, per cui vale la pena di cercarlo.

E infine c’è il vento caldo. Riscalda e protegge e avvolge ogni cosa. È un vento notturno, per gli stregoni. Il suo potere va assieme alle tenebre.

Questi sono i quattro venti. Sono anche associati con le quattro direzioni. La brezza è l’est. Il vento freddo è l’ovest. Il vento caldo è il sud. Il vento duro è il nord.

I quattro venti hanno inoltre personalità. La brezza è gaia e agile e mutevole. Il vento freddo è cupo e malinconico e sempre pensieroso. Il vento caldo è felice e spensierato. Il vento duro è energico, impaziente e imperioso.

El Nagual mi disse che i quattro venti sono donne. È per questo che le guerriere li cercano. I venti e le donne sono uguali. È anche questo il motivo per cui le donne sono migliori degli uomini. Direi che le donne apprendono più rapidamente se si aggrappano al loro specifico vento.    

                                                                        Carlos Castaneda

 
Saggezza tradizionale PDF Stampa E-mail

 

 

Società umana

 Osserviamo tutte le nazioni così barbare come umane, quantunque, per immensi spazi di luoghi e tempi tra loro lontane, divisamente fondate, custodire questi tre umani costumi: che tutte hanno qualche religione, tutte contraggono matrimoni solenni, tutte seppelliscono i loro morti; né tra nazioni, quantunque selvagge e crude, si celebrano azioni umane con più ricercate cerimonie e più consagrate solennità che religioni, matrimoni e sepolture. Ché dee esser stato dettato a tutte che da queste tre cose incominciò appo tutte l’umanità, e perciò si debbono santissimamente custodire da tutte perché ‘l mondo non s’infierisca e si rinselvi di nuovo.                                                                   

                                                                                                                (Giovan Battista Vico, Scienza Nuova)

 

 
Antologia PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

La funzione delle fiabe 

L’espressione fairy tale, fiaba, favola, racconto di fate è stata usata malamente così spesso che ai nostri giorni è diventata piuttosto ingannevole. Non saprei tuttavia come sia possibile liberarsene o trovarne una migliore: fa parte irrevocabilmente della nostra tradizione, e dice tante cose! Nell’immensa casa delle fiabe c’è posto per molti figli: miti, racconti popolari, leggende, saghe, per non parlare poi della madre comune, quella vecchia e possente pitonessa che è la religione. È una famiglia straordinaria, ed è possibile che l’oblio in cui è oggi caduta la fiaba sia dovuto al fatto che nessuno vuole più trovarsi di fronte ad una simile assemblea di Parche. Ho sentito molti genitori dire che non volevano permettere ai loro figli di leggere le favole, per paura che, diventando grandi, scambiassero per realtà i propri desideri. In un momento di maggiore sincerità, forse, avrebbero detto che giudicavano scomodo permettere ai loro figli di divorare qualcosa che è, potenzialmente, dinamite. Non che le favole possano far male a qualcuno: ma possono provocare tutta una serie di domande la cui unica risposta è la verità. È difficile immaginare un processo meno incoraggiante, per chi voglia scambiare per realtà i propri desideri.

Sarebbe assurdo negare che le favole siano soprattutto un divertimento per il bambino. Ma questo divertimento è solo la metà della favola: l’altra metà si riferisce alla natura del mondo ed ai rapporti dell’uomo con quel mondo. È un argomento che nessuno di noi è troppo vecchio per affrontare. La favola è nello stesso tempo una descrizione dell’uomo e la mappa del suo viaggio. Ognuna di queste storie è collegata, quasi attraverso un cordone ombelicale, ad una idea eterna. Scegliamo a caso fra le più semplici e le più note: per esempio, Hänsel e Gretel. Con la sua casa di zucchero e la soglia di caramelle alla menta, è un vero incanto per i bambini. Per noi, invece, è soltanto una casa. Il vero segreto è il viaggio attraverso il bosco. Se volete ritrovare la vostra strada (ritorno alle origini, ritorno alla condizione infantile), dovete, spiega la favola, seminare qualcosa di meno effimero dei piselli e dei petali di rosa. Gli uccellini mangeranno i piselli; il vento disperderà i petali. Soltanto se segnerete il vostro cammino con solidi sassi, nascosti, indistruttibili, potrete ritrovare la strada e sfuggire alla strega, cioè all’annientamento.

Leggi tutto...
 
« InizioPrec.41424344454647484950Succ.Fine »

Pagina 47 di 53

Cerca

Heliodromos

n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
La distribuzione della rivista
è affidata a RAIDO

(per info: libreria@raido.it)
                       NOVITÀ 
Torna sugli scaffali "Indirizzi per l'azione tradizionale", raccolta di scritti di Gaetano Alì, in una nuova edizione ampliata per i tipi di "Cinabro Edizioni".
 
Acquista qui la tua copia!