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    LA DOMANDA RADICALE

Il  raggio  perforatore  della  mente 

 “Chi sono io?” Ecco la domanda decisiva che ogni essere umano deve porsi. La domanda fondamentale e radicale in cui è compresa ogni altra domanda che può venire in mente ad una persona. Una volta trovata la vera e definitiva risposta a questo quesito, tutti gli altri problemi, questioni e interrogativi vengono automaticamente risolti.Domanda radicale nel vero senso della parola, poiché va alla radice, interroga sulle origini profonde e trascendenti del nostro essere. Non è un caso, del resto, che una domanda così radicale venga impiegata come potente leva per trasformare la mente in numerose tradizioni e discipline spirituali, sia d’Oriente sia d’Occidente.Nel Vedanta e nella spiritualità indù, la domanda “Koham?” (“Chi sono io?”) figura come elemento centrale di ciò che riceve il nome di vichara, “ricerca”, “indagine” o “investigazione” — si sottintende, indagine sull’origine dell’io, sul mistero del proprio essere —, punto importante nella via della Gnosi o Jnana-marga e che costituisce un valido complemento della meditazione. I tre passaggi del vichara sono: Na aham (“non sono questo”), Koham? (“Chi sono io?”) e Soham (“Io sono Quello” o “Io sono Questo”).La domanda “Chi sono io?” è anche la quintessenza della dottrina Zen. Come sottolinea Toshihiki Izutsu, tutta la teoria e pratica di questo ramo del Buddhismo Mahayana si riassume nella domanda watashi ga dare ka? (in giapponese: “Chi sono io?”). I maestri zen raccomandano di concentrarsi nelle domande “che sono io?” o “chi sono io?”, le quali si propongono spesso come materia di un koan, enigmatica questione che non ammette una risposta logica e razionale e che il discepolo deve risolvere con le proprie forze, tenendolo in ogni istante presente e rimuginandolo in continuazione. Davanti a questo quesito, si incita il discepolo ad approfondire in sé stesso affinché scopra di non essere un oggetto o soggetto separato da tutto il resto.

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Dalle "carte" di De Giorgio PDF Stampa E-mail
 

   Il  vero  pericolo   

  Le considerazioni che seguono astraggono totalmente da qualsiasi punto di vista sociale o politico, poiché le questioni sociali e la politica non ci interessano in modo assoluto, ma intendono invece ricondurre i veri cristiani alla visione di ciò che solo dovrebbe interessarli, cioè alla fede che essi hanno nella Trinità Divina di cui è simbolo eterno Nostro Signore Gesù Cristo nella realtà presente del Deus Vivens, del Dio Vivo, operante in questo e in tutti i mondi per la gloria del Signore.Il pericolo che incombe su tutta l’umanità da secoli e che si avvia paurosamente verso la fase risolutiva o, per meglio dire, dissolutiva, è costituito da coloro che negano, falsano o misconoscono il soprannaturale, il divino, la realtà unica ed eterna del Signore, e, più specialmente, nel momento attuale, da coloro che intendono sostituire al complesso enorme di scienza sacra, di riti, di pietà defluenti tradizionalmente dall’universalità del Cristo, una povera, inconsistente, deteriorata e falsa teoria umana e sociale. Essa è così povera, così minima, così errata da non avere alcun diritto di città nel regno dello Spirito che è essenzialmente e assolutamente Spirito di Dio, poiché non vi è intelligenza, non vi è spiritualità vera oltre e all’infuori di Dio. Se i veri cristiani considerano profondamente quanto si afferma, si convinceranno che la Chiesa, cioè gli Eletti, i Maestri, i Santi, i Beati, depositaria della parola di Dio e custode del nucleo tradizionale, non corre, e non può correre, pericolo alcuno. Essa è inattaccabile, invulnerabile, invincibile, essendo, al di là del visibile, al di là del mondo, al di là del tempo, nel dominio dell’eterno, là dove non giunge arma umana, dove il Signore solo regge, impera e regna. Ai nemici, cioè ai falsatori, ai negatori, ai misconoscitori della Verità di Dio – e Dio solo è Verità – si può dire serenamente, equanimemente, sorridentemente, come a dei poveri e deviati bimbi riottosi: Fratres, non prevalebitis!

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Ecce Homo PDF Stampa E-mail

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Ascesa e declino di un Tartufo

Diversi ambienti della destra politica ma non soltanto questi, dato che i comportamenti “evolutivi” hanno assunto aspetti paradossalmente scandalosi, sono rimasti perplessi e amareggiati per i disinvolti riposizionamenti politici di Gianfranco Fini.
Tanti generosi militanti di ogni età hanno rivissuto le disillusioni, che notoriamente i politici  del nostro tempo danno a quanti malpongono fiducia e aspettative per un autentico rinnovamento di questo nostro paese. Nel caso di Fini, bisognava possedere una buona dose di ingenuità, per aspettarsi mete ideali da chi, per naturale inclinazione, ha sempre seguito e inseguito eventi politici e personali concordanti esclusivamente con i suoi limiti culturali e la sua sfrenata ambizione. Sotto questo aspetto, quello che differenzia Fini da un rozzo avventuriero della politica come Antonio Di Pietro è il modo felpato e circospetto delle sue scelte.
 
 
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Il senno del poi... PDF Stampa E-mail
Sul numero 24 della vecchia serie di Heliodromos, uscito nel dicembre del 1985, pubblicavamo una lettera, con relativa nostra risposta, firmata da Fabio Granata e da un suo sodale, in cui ci si attaccava per una “riflessione” (Sbirri e figli di sbirri) apparsa sul precedente numero 23 della rivista, dedicata all’uccisione dell’autonomo padovano Pietro Greco da parte dei carabinieri. Vogliamo riproporla, a distanza di 25 anni, per fornire utili elementi di riflessione ai lettori del nostro sito, per meglio inquadrare la figura di quello che nel frattempo è diventato l’onorevole Fabio Granata, e della sua “coerenza” lungo il corso degli anni. Oltre a voler evidenziare – consentitecelo, con una punta di orgoglio! – le nostre capacità “profetiche” di allora sulla futura evoluzione umana e ideologica del nostro.
 
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Preg. amici di “HELIODROMOS”; ci troviamo costretti, e non senza rimpianti, a non usare il “camerati” di… rito, ma nell’ultimo numero del vostro bollettino siamo stati diffidati dal farlo, pena l’espulsione a vita (anche se non si è capito bene se ciò è già avvenuto o meno) da un certo “ambiente” che pare allargarsi o restringersi come l’universo di Einstein.
Ciò che maggiormente ci ha colpito nel vostro ultimo numero è stato un articolo della rubrica RIFLESSIONI, dal gustoso titolo: “Sbirri e figli di sbirri”, un grazioso eufemismo per indicare i componenti del Fronte della Gioventù e per permettere all’autore (ma ce ne sarà uno? L’articolo è privo sia di senso che di firma) alcune violente tirate contro il MSI ed il FDG in particolare.
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Heliodromos

n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
La distribuzione della rivista
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(per info: libreria@raido.it)
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