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 Difesa della donna islamica 

«Qu’est-ce que cette société européenne? Les femmes, celles du moin qui sont assez femmes pour en trouver, ont des amants. Les maris ne l’ignorent pas, fermente les yeux et cherchent une maîtresse de leur goût. Les femmes s’exhibent à moitié nues. Une turque appartient à son mari et ne montre son visage à personne. Je connais l’une et l’autre vie, je préfère la turque».

Queste parole rinchiudono la tesi che Claude Anet vuol svolgere nel suo libro La rive d’Asie; libro interessante benché solo parzialmente penetri la vera essenza della vita turca che la protagonista preferisce all’europea. Il caso conduce questa donna ad abitare con l’uomo che ama sulla riva d’Asia, in un antico harem dalle porte di ferro e dalle finestre grigliate. A poco a poco la calma profonda spiritualità asiatica penetra in lei, e il suo amore si libera dai vincoli occidentali della gelosia e dell’egoismo. Che l’uomo sia fedele, non importa più, lei, la donna deve essere fedele egualmente, nel modo più assoluto, come la suora claustrata che si è votata al suo dio. Nessuno deve vedere il suo volto che appartiene come la sua anima e il suo corpo a quel solo uomo. Essa dà senza nulla chiedere, sapendo di poter dare inesauribilmente. Presto non le importerà più se egli la ami o no, lei lo ama, e la sua fiamma non ha bisogno di alimento esteriore, arde e risplende di sua propria vita.

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CHIAVI DEL PROSSIMO MILLENNIO

Nel 1993 la rivista spagnola PROXIMO MILENIO realizzò un'inchiesta fra diversi intellettuali spagnoli nella quale sollecitava la loro opinione sulle aspettative per l'anno 2000 e il passaggio al nuovo millennio. L'inchiesta era articolata in tre temi o domande principali: 1. Diagnosi della situazione attuale; 2. Conclusione dell'attuale processo; 3. Orientamenti pratici. Le pagine che seguono contengono la risposta dell'autore a queste tre domande. A suo tempo vennero pubblicati solo alcuni paragrafi, quelli che potevano maggiormente coincidere con la linea della rivista.

 

1. - Diagnosi della situazione attuale

L'ingresso nel prossimo millennio si presenta sotto il segno della crisi. Questi ultimi anni del XX secolo sono caratterizzati, in effetti,  dal segno di una crisi senza precedenti, che riveste tutti i campi dell'esistenza, alla quale niente riesce a porre rimedio e che si va aggravando pericolosamente e progressivamente man mano che passano gli anni, portando il mondo sull'orlo dell'abisso. Viviamo una fase crepuscolare di decadenza e degenerazione, di profonda regressione. Si osserva dappertutto un processo di oscuramento, di sprofondamento nel materiale, di disgregazione e frammentazione, di perversione e miseria morale, di corruzione e avvilimento generalizzati, di affermazione della volgarità e della frivolezza, di  rimbecillimento  e abbrutimento di massa, di svuotamento  e impoverimento interiore degli esseri umani, di dissoluzione e distruzione di ogni valore. Siamo nella fase finale di quello che la tradizione indù chiama il Kali-Yuga, l' "Età oscura", l'Era cupa e tenebrosa.

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Il mondo spirituale, invisibile, non è in qualche luogo lontano, ma ci circonda; e noi siamo come nel fondo dell’oceano, siamo sommersi nell’oceano di luce, eppure per la scarsa abitudine, per l’immaturità dell’occhio spirituale non notiamo questo regno di luce, nemmeno ne sospettiamo la presenza, e soltanto con il cuore indistintamente percepiamo il carattere generale delle correnti spirituali che si muovono attorno a noi. Quando il Cristo sanò il cieco dalla nascita, questi dapprima vide la gente intorno come alberi: tale è il primo delinearsi delle cose celesti. Ma noi non vediamo gli angeli trascorrenti come alberi e nemmeno come ombre di ali lontane interposte fra noi e il sole, anche se i più sensitivi talvolta colgono i battiti possenti di ali angeliche; questi battiti si percepiscono appena, come il più delicato dei soffi.

                                                                                          Pavel Florenskij

 
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ROMA E IL NATALE “SOLARE” DELLA

TRADIZIONE NORDICO-ARIA 

 

Ben pochi sospettano che le feste di questi giorni, che ancor oggi, nel secolo dei grattacieli, della radio, dei grandi movimenti di folle, si celebrano e nel1e cosmopoli così come fra trincee, macchine di guerra e masse combattenti, continuano una tradizione remota, riportanteci ai tempi ove, quasi all'aurora della umanità, s'iniziò il moto ascendente della prima civiltà aria; una tradizione, in cui peraltro si espres­se meno una particolare credenza degli uomini, che la gran voce delle stesse cose.

Volendo qui dir qualcosa in proposito, va anzitutto ricordato un fatto da molti ignorato, vale a dire, che in origine la data del Natale e quella dell'inizio del nuovo anno coincidevano, non essendo questa data arbitraria, ma connessa ad un preciso avvenimento cosmico, al solstizio d'inverno. Il solstizio d'inverno cade in­fatti nel 25 dicembre, che è la data del Natale successivamente conosciuto, ma che nelle origini ha avuto un significato essenzialmente “solare”. Ciò appare ancora in Roma antica: la data natalizia in Roma antica era quella del risorgere del Sole, dio invitto – Natalis solis invicti – Con essa, come giorno del sole nuovo – dies solis novis – nell’epoca imperiale prendeva inizio l'anno nuovo, il nuovo ciclo. Ma questo “natale solare” di Roma del periodo imperiale a sua volta, rimanda ad una tra­dizione assai più remota d'origine nordico-aria. Del resto, Sol, la divinità solare ap­pare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da an­cor più lontani cicli di civiltà. In realtà, come diremo, la religione solare del perio­do imperiale, in larga misura ebbe il significato di una ripresa e quasi di una rina­scenza, purtroppo alterata da vari fattori di decomposizione, di un antichissimo retaggio ario.

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Heliodromos

n. 25-26
Equinozio d'Autunno -
Solstizio d'Inverno 2014
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