Heliodromos

n. 20 - 21
Equinozio d'Autunno - Solstizio d'Inverno 2008
 

Fronte della Tradizione

 

Il Cinabro

Raido

Azione Tradizionale

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Anticipiamo una parte dell’editoriale che verrà pubblicato nel prossimo n. 22 di Heliodromos.

Rivoluzione e Tradizione

Congiungere e integrare in senso positivo, così come ci apprestiamo a fare, due termini come rivoluzione e Tradizione potrà sembrare, a coloro che pazientemente e con fiducia ci leggono, un arbitrio fuorviante. In effetti ne avrebbero dei buoni motivi, qualora accettassimo il termine rivoluzione secondo il significato che culturalmente e storicamente già da lungo tempo si è imposto, in seguito alle violente insurrezioni del 1775 in America e – si noti il sintomatico rapporto temporale di causa ed effetti – alla sovversiva e sanguinaria campagna massonico-borghese appena quattordici anni dopo in Francia. Quelli furono, appunto, sovversione, sedizione e ferocia che non rientrano nel concetto specifico di rivoluzione, anche se il solito conformismo degli storici abbia creduto di esaltarli e legittimarli con questa definizione.

Noi invece, lo abbiamo più volte sostenuto, con un mondo così confuso e pregno di vergognose simulazioni non intendiamo avere nulla da condividere, nemmeno, fin dove è possibile, convergenze sul piano lessicale.

Anche sotto questo aspetto è opportuno recuperare la concretezza e la correttezza dei termini linguistici. L’ambivalenza del linguaggio nel mondo moderno (razzismo, omofobia, femminismo, integrazione ecc.) è lo strumento più subdolo della dissimulazione della realtà, ovvero della verità. Rivendicare alla nostra cultura il senso proprio della parola rivoluzione, da revolutio, cioè rivolgimento, in analogia con il moto celeste, come già ebbe a precisare Evola, non è una questione di semplice semantica, perché implica un forte contenuto simbolico denso di prospettive operative; dato che il movimento di un corpo celeste intorno al suo asse, per completare i 360 gradi di rotazione, deve ripristinare la sua posizione originaria.

La rivoluzione sociale, restando  a questa analogia, indica, pertanto, il percorso di un movimento orientato a ripristinare la intellettualità (spirituale) nella civitas hominis; vale a dire la saggezza e la verità delle origini, cioè la Tradizione in corrispondenza con la civitas Dei. Nella prospettiva di un’azione di rinnovamento, per il militante tradizionalista, Rivoluzione, Restaurazione e Tradizione, in questi tempi ultimi, si pongono come le massime e autentiche aspirazioni, le quali in coerente sinonimia indicano modalità della stessa e unica meta.

 

***

 

In un mondo controverso come quello moderno, in cui la ruota del tempo gira velocemente e sospetti eventi globali si susseguono, si sovrappongono ed in fine, esaurendosi, si annullano, per rigenerarsi in apparenza secondo nuove vie risolutive ma in realtà per riprodurre il medesimo inconcludente vocìo; segno questo di un malessere esistenziale, sociale, morale senza sbocchi possibili, verrebbe voglia – cosa del resto tradizionalmente prevista – di rifugiarsi nell’eremitaggio. Ma chi sente vivo e improrogabile l’impegno culturale e spirituale, che deriva dalla condivisione cosciente e intelligente della dottrina e della visione del mondo e della vita della Tradizione, non può, responsabilmente, non prendere posizioni nette di lotta antagonista alla china sovversiva e apocalittica già in atto.

Intanto, per uscire dalle secche di una consuetudine infantile e inconcludente, diciamo subito che il campo della lotta vera ed efficace non è quello della violenza fisica o verbale. La nostra rivoluzione è anzitutto qualitativa e selettiva e va prima preparata all’interno di ogni singola coscienza militante; il primo atto rivoluzionario, autenticamente rivoluzionario, è quello di restaurare, secondo quel paradigma astrale di cui prima dicevamo, con una rotazione di 360 gradi, all’interno del nostro essere, la verità delle origini per contrapporla alle falsificazioni del presente.

Si tratta di ripristinare l’allineamento dell’asse verticale delle nostre qualità essenziali – vale a dire di riproporci come comunità d’élite – facendolo regredire dalle modalità corporee e sentimentali, in cui da lungo tempo si è incautamente adagiato.

Per non fermarci a delle formulazioni che, per quanto precise esse siano, potranno sembrare generiche dalla lettura sommaria di questo editoriale, anche in conseguenza del vago interesse all’approfondimento dei contenuti della cultura tradizionale nel nostro ambiente, soprattutto giovanile, cercheremo brevemente di chiarire le nostre  proposte in forma più concreta.

Uno dei passaggi necessari per porsi al di là di questo putrido mondo moderno, è quello d’impostare il proprio vivere con aderenza vera e costante ai valori della Tradizione. È indispensabile risvegliare in noi il Coraggio del guerriero; la Lealtà verso noi stessi e coloro che ci sono vicini; la Fedeltà alle scelte fatte e a coloro che le rappresentano al meglio; l’Onore come consapevolezza immutabile dell’appartenenza ad una aristocrazia dello spirito; il senso del Sacrificio nell’azione e nell’impegno disindividualizzato. Vivendo secondo queste norme qualificanti, nel tempo si conquista dirittura, chiarezza, forza.

 (continua) 
 
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UOMINI E NO

 

Antonio Di Pietro, poliziotto magistrato o politico secondo l’occorrenza, ha di recente rivelato che nel 1992, durante lo svolgimento delle inchieste giudiziarie che lo videro inquisitore della cosiddetta “tangentopoli” ed in prossimità degli attentati terroristici che costarono la vita ai giudici siciliani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, venne avvisato da non meglio precisati ambienti istituzionali di essere anch’egli nel mirino degli attentatori. Per metterlo al sicuro, venne mandato per un certo periodo, lui e la sua famiglia, in Costa Rica, in attesa che le condizioni generali mutassero ed il pericolo venisse meno.

Il fatto che il medesimo trattamento non sia stato riservato a Paolo Borsellino, il quale attraversò da autentico bersaglio designato i pochi giorni che gli restarono da vivere all’indomani dell’attentato di Capaci costato la vita a Giovanni Falcone, la dice lunga sulle coperture e protezioni che vennero garantite ad uno degli artefici e beneficiari del golpe avvenuto in Italia, sotto il vessillo di “mani pulite”. Gli uomini che rappresentavano un pericolo per il potere oscuro costituito dal connubio fra grande criminalità e servizi segreti, vennero fatti a pezzi; il servo fedele e funzionale al disegno che puntava al definitivo asservimento del Paese ad interessi extranazionali, venne lautamente ricompensato, assurgendo addirittura ai vertici della politica e ricoprendo anche il ruolo di ministro.  

 

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...gli scritti di Julius Evola sono il frutto di riflessioni per nulla casuali e fanno rivivere la Tradizione perchè, in quanto oggettivi e necessari, diventano un valido sostegno su cui far affidamento nella quotidianità della vita...